Pandemia Cinese2020-07-04T06:12:14+00:00

PRESENTAZIONE

Per 32 anni l’associazione Italia-Tibet ha organizzato eventi, manifestazioni rassegne e convegni per parlare della questione Tibetana. Quest’anno in occasione dell’anniversario di piazza Tienanmen abbiamo ritenuto di dedicare una manifestazione a tutto quel mondo che oggi in qualche modo si relaziona in maniera critica con la Repubblica popolare cinese.

L’esperienza del coronavirus è stato il disastro che si è abbattuto sull’intero pianeta dal punto di vista non solo sanitario ma anche psicologico, economico, sociale e morale. Vede nella Repubblica Popolare Cinese sicuramente una parte di responsabilità enorme nell’avere taciuto volutamente per un periodo di tempo troppo lungo la trasmissione da uomo a uomo del virus. Inoltre le repressioni durissime inflitte alla popolazione di Hong Kong, le minacce a Taiwan, le repressioni e gli internamenti nei campi di rieducazione (concentramento…) degli Uiguri ci hanno indotto a voler sviluppare in un unico evento tutti questi argomenti, oltre, naturalmente, a quello, centrale per noi, del Tibet e della sua situazione incancrenita da settant’anni.

Per questa ragione abbiamo invitato al nostro evento di Roma il 4 giugno illustri relatori, esponenti politici, giornalisti, così come abbiamo dato spazio alle voci internazionali del dissenso che ci sono pervenute in video messaggio da Hong Kong, il Prof. Joseph Cheng, dagli Uiguri, Rushan Abbas e Dolkun Isa e ovviamente degli stessi tibetani presenti alla manifestazione.

Particolarmente significativo e importante è stato il messaggio del signor Chhimey Rigzen rappresentante di Sua Santità il Dalai Lama a Ginevra, per l’Europa Centrale e Orientale, un messaggio molto diretto e pieno di sostanza nel formulare precise annotazioni e accuse sui comportamenti di Pechino, non solo nel Tibet occupato.

Mi corre dunque l’obbligo di ringraziare tutte quelle le persone che si sono rese disponibili alla partecipazione e alla organizzazione di questo evento.

Inizio col ringraziare gli Onorevoli Matteo Luigi Bianchi e Alessandro Giglio Vigna della Lega, l’Onorevole Antonella Incerti e il Senatore Roberto Rampi del Partito Democratico e lo stesso Senatore Nicola Morra, presidente della commissione antimafia, che sarebbe stato presente se non fosse sopravvenuto un grave lutto in famiglia la mattina stessa dell’evento.

Ringrazio l’ambasciatore Giulio Terzi di Sant’Agata, già ministro degli esteri del Governo Italiano, per il suo vibrante e profondo intervento. Ringrazio Laura Harth, rappresentante presso ONU del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito, Marco Respinti, direttore della fondamentale rivista Bitter Winter e anche l’Onorevole Augusta Montaruli di Fratelli D’Italia, che fino all’ultimo ha cercato di essere presente senza purtroppo riuscirci per problemi logistici.

Ovviamente il mio ringraziamento va anche ai miei compagni di organizzazione Piero Verni, Manfred Manera, Riccardo Zerbetto, la indispensabile Marilia Bellaterra, Marisa Burns, l’Istituto Samantabhadra, Anne Tso di “Taiwan can help in Italy” e soprattutto, e con grande affetto, gli amici tibetani della Comunità Tibetana in Italia e della Associazione Donne Tibetane in Italia, alcuni dei quali si sono sobbarcati un lungo e faticoso viaggio per portare la loro preziosa testimonianza assieme alle 23 associazioni che hanno aderito coraggiosamente a una manifestazione certamente molto “delicata” a cominciare dal titolo: “Cina: il quarto Reich del nuovo millennio?”

Ora, nel leggere gli interventi che si sono succeduti in quell’afoso e ventoso pomeriggio, potrete decidere se, in qualche modo, una risposta a questa angosciante domanda che riguarda anche il futuro dell’Italia, è stata data o meno.

Sicuramente, per chi vorrà approfondire, ritengo che ci siano tutti gli elementi per un importante contributo di chiarezza su una questione di enorme portata e che qualcuno potrà sicuramente giudicare “di parte”; e infatti di parte lo è.

É dalla parte degli oppressi, delle vittime, dei silenziati, degli imprigionati, degli emarginati e, mettiamocelo in fondo, anche dei truffati dalle ormai evidenti e provate menzogne del regime cinese. La propaganda e le veline di Pechino sono già abbondantemente diffuse e strombazzate dai grandi media, spesso asserviti alla Cina per svariate ragioni, mentre molti governi, tra cui il nostro, tacciono e glissano timorosi, e qui sta la grande beffa, di perdere chissà quali “opportunità” offerte dalla Cina “che ci sta aiutando…” (sic).

A noi dunque il compito di raccontare un’altra verità. A voi quello di giudicare l’attendibilità o meno della nostra testimonianza.

Claudio Cardelli

Presidente Associazione Italia Tibet

1- Alcune evidenze che il Tibet nel 1950 era un paese indipendente. Stampava Francobolli riconosciuti dal sistema postale internazionale, emetteva banconote e monete utilizzate anche nei paesi confinanti, rilasciava passaporti (nella foto quello del ministro Shakapba, con timbri di diversi paesi) e firmava trattati. La sua Occupazione, da parte della RPC è un atto ILLEGALE!

PREMESSA

Tibetani, Uiguri, Falun Gong, dissidenti cinesi, cattolici cinesi, Hong Kong, Taiwan e ora anche ITALIA?

A più di trent’anni dal massacro di Tienanmen è ormai chiaro a tutti come, nonostante la formidabile crescita economica, il Partito Comunista Cinese perpetui ed esporti una politica di pesante repressione di ogni diritto umano fondamentale.

Le gravi e ormai accertate responsabilità nella diffusione del Coronavirus fanno del regime totalitario cinese, come sottolineato dal Cardinale birmano Charles BO “UNA VERA E PROPRIA MINACCIA PLANETARIA!”.

L’umanità si trova dunque esposta al rischio incombente del sorgere di un nuovo “Quarto Reich” tecno/totalitario.  Sembra invece che nel nostro paese ci sia nei confronti del regime cinese una compiacenza omertosa che non ha eguali nel resto dell’Europa. Si finge costantemente di ignorare le perduranti e gravissime violazioni dei diritti umani nei confronti delle cosiddette minoranze etniche: tibetani, uiguri, mongoli, e di qualunque forma di dissenso interno. Per questo chiediamo fin da ora al Governo Italiano di uscire immediatamente dall’infelice “Memorandum per la via della seta”. Un accordo politico propedeutico alla colonizzazione dell’Italia da parte del regime cinese

Intendiamo elevare una voce forte e chiara che dice:

NO alle manipolazioni informative e alla mancata assunzione di responsabilità di fronte all’origine e iniziale diffusione della pandemia da Coronavirus che ha prodotto oltre 3 milioni di contagiati e 300.000 morti per la quale la Cina deve essere chiamata a rispondere delle sue gravi responsabilità.

NO al divieto di far entrare TAIWAN nella WHO, specie nel momento in cui questo paese libero e democratico ha dimostrato di essere stato il più capace nel neutralizzare la pandemia del virus di Wuhan.

NO alla perdurante violazione dei Diritti Umani in Cina.

NO alla repressione degli studenti di Hong Kong e al pericolo reale di una nuova Tienanmen.

NO ai campi di concentramento nello Xinjiang. Ultime stime parlano di almeno un milione di prigionieri.

NO al mancato rispetto delle libertà di culto in Cina per buddhisti, musulmani, praticanti Falun Gong e cattolici, a cui il Partito impone perfino la scelta dei vescovi.

NO al mancato rispetto per la libertà di stampa e alla sistematica persecuzione di chiunque esprima dissenso nei confronti del Partito Comunista Cinese.

NO all’infiltrazione, tramite gli Istituti Confucio, nei media e nelle università delle nazioni europee.

SI alla libertà del Tibet per la quale negli ultimi dieci anni si sono immolati col fuoco 153 tibetani e al rispetto dell’articolo 18 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani che garantisce il diritto alla fede.

Diritto soppresso in Tibet da 61 anni.

SI a una libera Cina, che rimanga grande e amica della comunità civile con le sue doti di capacità collaborativa, inventiva, intelligenza, industriosità e millenaria saggezza.

COMUNICATO STAMPA

L’Associazione Italia-Tibet e la Comunità Tibetana, assieme all’Associazione Donne Tibetane in Italia, organizzano per giovedì 4 giugno, alle ore 15, in Piazza del Popolo a Roma, una manifestazione per ricordare il 31° anniversario della strage di Piazza Tienanmen e protestare contro la politica imperialistica del governo cinese che rappresenta potenziale minaccia anche per il nostro Paese.

In modo particolare la manifestazione contesta la gestione cinese della pandemia del Covid-19 e la subalternità dimostrata dal governo italiano nei confronti di quello di Pechino.

Altro tema importante della dimostrazione è la critica alla politica repressiva che da oltre 60 anni le autorità cinesi praticano nei confronti del dissenso sociale e politico interno, delle differenti comunità religiose, degli intellettuali e delle “minoranze etniche”, innanzitutto Tibetani, Uiguri e Mongoli. Infine si condanna l’atteggiamento minaccioso di Pechino nei confronti delle pacifiche manifestazioni indipendentiste dei cittadini di Hong Kong e la permanente minaccia di invasione della Repubblica di Cina (Taiwan).

Alla manifestazione hanno dato finora la loro adesione 23 Associazioni che in Italia a diverso titolo si occupano delle culture e delle tradizioni asiatiche.

Per l’Associazione Italia-Tibet                                 Per la Comunità tibetana in Italia

Claudio Cardelli                                                      Soepa Namgyal

COMITATO ORGANIZZATORE

PROMOTORI

– COMUNITÀ TIBETANA IN ITALIA – www.comunitatibetana.org

– Associazione DONNE TIBETANE IN ITALIA – associazionedonnetibetane@gmail.it

– Associazione ITALIA-TIBET – www.italiatibet.org

ORGANIZZAZIONI ADERENTI

  1. Associazione AREF INTERNATIONAL Onlus – arefinternational.org
  2. THE HERITAGE OF TIBET – heritageoftibet.com
  3. SOCIETÀ LIBERA – societalibera.org
  4. ISTITUTO SAMANTABHADRA – samantabhadra.org
  5. Associazione NODO INFINITO- https://www.facebook.com/pg/associazionenodoinfinito/posts/
  6. BITTERWINTER –https://it.bitterwinter.org/
  7. ITALY FOR TIBET – https://www.facebook.com/ItalyfotTibet/
  8. Associazione TSO PEMA non-profit – tsopemanonprofit.org
  9. Associazione GIAMSE’ JHIEN PEN Onlus – http://giamsetibet.wix.com/giamsetibet
  10. A’DHI, Associazione di promozione Sociale – nicolamissiani.com
  11. Associazione LA CASA DEL TIBET ROMA – casadeltibet.it
  12. LA CASA DEL TIBET Onlus – casadeltibet.it
  13. THUK JE CHE’ VESTONE – facebook.com/TukJeChe/
  14. TIBET HOUSE FOUNDATION – tibethousefoundation.it
  15. ANNO DEL DALAI LAMA

https://www.facebook.com/Anno-del-Dalai-Lama-1500491466838140/

  1. WORLD ACTION TIBET – http://www.worldactiontibet.org/
  2. LA BOTTEGA DEL TIBET – https://www.facebook.com/labottegadeltibet/
  3. 100% FREE TIBET – https://www.facebook.com/100-Free-TIBET-158159748093164/
  4. WORLD UYGHYR CONGRESS –https://www.uyghurcongress.org/en/
  5. CAMPAIGN FOR UYGHURS – https://campaignforuyghurs.org/
  6. CHIESA DI DIO ONNIPOTENTE – https://www.facebook.com/kingdomsalvationit/
  7. PARTITO RADICALE NON VIOLENTO TRANSNAZIONALE TRANSPARTITO

https://www.partitoradicale.it/

  1. GLOBAL COMMITTEE FOR THE RULE OF LAW MARCO PANNELLA

http://globalcommitteefortheruleoflaw.org/it/about-us/

“35 Maggio 1989. Dopo 31 anni, cosa è cambiato?”

Sono orgogliosa di partecipare a questa Manifestazione trasversale e a ridosso del lockdown. Molte sono oggi le Differenze negli orientamenti che ci arricchiscono. Molte le similitudini che confermano la liceità delle richieste. Vorrei ricordare con voi quelle degli studenti di Tienanmen, leggendovi uno stralcio della loro dichiarazione del 16 Maggio 1989.

“In questo caldo mese di maggio, noi iniziamo lo sciopero della fame. Nei giorni migliori della giovinezza dobbiamo lasciare dietro di noi tutte le cose belle e buone e Dio solo sa quanto malvolentieri e con quanta riluttanza lo facciamo.

Ma il nostro paese è arrivato a un punto cruciale: il potere politico domina su tutto, i burocrati sono corrotti, molte brave persone con grandi ideali sono costrette all’esilio.

È un momento di vita o di morte per la Nazione.

Tutti voi compatrioti, tutti voi che avete una coscienza, ascoltate le nostre grida.

Questo paese è il nostro Paese. Questa gente è la nostra Gente. Questo governo è il nostro Governo. Se non facciamo qualcosa, chi lo farà per noi?

Benché le nostre spalle siano ancora giovani ed esili, e benché la morte sia per noi un fardello troppo pesante, noi andiamo. Dobbiamo andare…

Vorremmo rivolgere una preghiera a tutti i cittadini onesti, una preghiera a ogni operaio, contadino, soldato, cittadino comune, all’intellettuale, al funzionario di governo, al poliziotto e a tutti quelli che ci accusano di commettere crimini.

Mettetevi una mano sul cuore, una mano sulla coscienza.

Quale sorta di crimine stiamo commettendo? (…) Cerchiamo solo la verità ma veniamo picchiati dalla polizia. I rappresentanti degli studenti si sono messi in ginocchio per implorare “democrazia”. Ma sono stati totalmente ignorati…

Lo sciopero della fame è la scelta di chi non ha scelta.

Stiamo combattendo per la vita con il coraggio di morire.

Ma siamo ancora dei ragazzi. Madre Cina, per favore, guarda i tuoi figli e le tue figlie… quando la morte si avvicina loro… puoi rimanere indifferente?”

Evidentemente e ostinatamente: SI’… poteva farlo!

E infatti il 19 Maggio 1989 viene imposta la LEGGE MARZIALE. Deng Xiaoping, quale Presidente della Commissione militare centrale, de facto capo del PCC e del governo cinese dal 1978 al 1992, prese la “decisione finale”, di reprimere in modo cruento la protesta per garantire” ordine sociale e progresso economico”. Fu appoggiato dagli “Otto immortali”, membri anziani del Partito (sebbene con opinioni inizialmente contrastanti). Tra questi Li Peng che la promulgò ufficialmente il 20 Maggio, dando così inizio al “Massacro della Piazza”. Massacro che ben gli valse il titolo di esserne “il macellaio”.

Di quei giorni, due sono le immagini iconiche che restano impresse:

La “Dea della Democrazia”: una statua costruita in soli 4 giorni, da studenti dell’Accademia Centrale delle Belle Arti, in polistirolo e cartapesta… ma – forse anche simbolicamente – sopra un’armatura solida di metallo. Innalzata al centro della piazza il 30 Maggio 1989 di fronte all’immagine di Mao, fu distrutta dall’Esercito Popolare di Liberazione durante le proteste del 4 Giugno. Anche detto 35 Maggio: data in codice per aggirare la censura…

E poi l’immagine del “Rivoltoso sconosciuto” di fronte ai carri armati, il 5 Giugno.

La rivista Time lo ha incluso nella sua lista delle “persone che più hanno influenzato il XX secolo” scrivendo “gli eroi nella fotografia del carro armato sono due: il personaggio sconosciuto che rischiò la sua vita piazzandosi davanti al bestione cingolato e il pilota che si elevò all’opposizione morale rifiutandosi di falciare il suo compatriota“.

Il 9 giugno fu sempre Deng Xiaoping a condannare il movimento studentesco come un tentativo controrivoluzionario di rovesciare la Repubblica popolare cinese.

Di fatto le richieste “controrivoluzionarie” non erano nient’altro che queste: trasparenza della pubblica amministrazione; aumento della libertà di stampa; liberalizzazione sociale, politica ed economica.

Richieste ineludibili e dovute. Pagate a durissimo prezzo. Secondo il Governo Cinese solo 200 civili e un pugno di militari… Secondo stime più attendibili – a partire dalla Cia (400-800), dalla Croce Rossa (2.600) e da Amnesty International – si arriva a 12.000 morti, cui aggiungere 30.000 feriti e altre 1.300 vittime giustiziate per i reati commessi.

Questa che segue è una sintetica testimonianza di un sopravvissuto, il signor D., che nel 1995, era un conduttore molto popolare nella Radio di Shangai. Il Signor D. ricorda: “mentre conducevo la trasmissione in diretta decisi di rievocare la strage di piazza Tienanmen di 6 anni prima. Avevo visto alcune foto conservate da un collega in Redazione. Erano i cadaveri degli studenti della grande piazza di Pechino. Fu la mia ultima trasmissione”.

Il signor D., dopo aver ricevuto continue minacce di morte, è riuscito a fuggire e ora vive in Italia. Pur preoccupato per gli esiti, anche per la moglie che vive ancora in Cina, sta scrivendo un libro con le sue memorie…

Da lui il pensiero corre al provvedimento approvato il 28 maggio di quest’anno dall’Assemblea nazionale del Popolo, il parlamento cinese, in forza del quale gli abitanti di HK potranno essere arrestati per: sovversione (minando il potere o l’autorità del Governo centrale); secessione (allontanandosi dal Paese); terrorismo (usare la violenza o l’intimidazione contro le persone); collaborazione con forze straniere che interferiscano con gli affari della città.

Nonché alla recentissima legge sulla sicurezza che, con la “scusa” del Covid-19, proibisce quest’anno anche la rituale veglia in memoria dei morti di Tienanmen…

Visto che a noi, ancora è consentito farlo, voglio concludere ricordando la frase pronunciata da John Kennedy il 26 Giugno 1963, nel corso della sua visita a Berlino Ovest, due anni dopo la costruzione del “Muro” (3 Agosto 1961): “Duemila anni fa l’orgoglio più grande era poter dire “civis Romanus sum” (sono un cittadino romano). Oggi, nel mondo libero, l’orgoglio più grande è direIch bin ein Berliner”. “Sono un cittadino di Berlino”.  Tutti gli uomini liberi, dovunque essi vivano, lo sono…”

Oggi, dopo 31 anni dal massacro di Tienanmen, credo sia un dovere e un diritto, non più dilazionabile per tutte le donne e per tutti gli uomini, continuare a ripetere, incarnandolo profondamente, il senso di quella frase.

Così che tutti possano dire, sentendolo davvero, “Sono un cittadino di HK”, “Sono un cittadino Taiwanese”, Sono un cittadino Uiguro”, “Sono un cittadino del Tibet” … “Sono tutti quei cittadini i cui diritti vengono, brutalmente, elusi” …

E, vista la piega degli eventi, direi anche, con orgoglio e rabbia, “Sono un cittadino Italiano”…

Rinnovando l’impegno, politico, pubblico, personale – e le azioni necessarie – a che tutte le libertà democratiche e civili cessino, finalmente, di essere calpestate.

Marilia Bellaterra

Presidente AREF International Onlus

2 – 2019 – una manifestazione di protesta oceanica a Hong Kong: https://en.wikipedia.org/wiki/Hong_Kong

 

“Il riconoscimento della regione Autonoma del Tibet. L’atteggiamento repressivo della Repubblica Popolare Cinese: un problema per tutti”

Ringrazio l’Associazione Italia-Tibet per l’invito, l’amico Claudio Cardelli e tutti coloro che credono e si appassionano alla causa delle libertà dei popoli.

Il 10 marzo dello scorso anno, in occasione dell’anniversario dell’insurrezione tibetana del 1959 ho avuto l’opportunità di incontrare in Dalai Lama in India, dove si trova tutt’ora in esilio con migliaia di persone del suo popolo.

La Cina promise una strada di collegamento per il Tibet che avrebbe dovuto portare pace e prosperità ai suoi abitanti: in effetti la strada venne realizzata, ma con essa arrivarono carri armati, fucili e soldati che occuparono l’intero territorio tibetano.

Attenzione a non ripetere gli errori della storia ed a farsi ingolosire da nuove infrastrutture, oggi più tecnologiche, ma altrettanto pericolose dal punto di vista geopolitico.

In tanti con miopia mi dicono: “ma Bianchi occupati delle questioni a casa nostra”. Ma è proprio per questo principale motivo che le vicende che stanno succedendo in Asia sono estremamente vicine alla nostra quotidianità. Capire oggi per non piangere domani.

La repressione comunista alle richieste di indipendenza del Tibet, 60 anni fa provocarono un massacro di migliaia di uomini, donne e bambini a Lhasa ed in altri luoghi.

Gruppi di resistenza continuarono la lotta contro le angherie di Mao sotto la guida politica e spirituale dei Lama locali.

Rivoluzionari cinesi organizzarono campagne di vandalismo contro monasteri e siti simbolo del buddismo ed ancora oggi si contano tibetani, soprattutto monaci e monache, nelle carceri cinesi per reati politici legati alle richieste di indipendenza.

La morte del Panchen Lama nel 1994 ha aggravato la tensione: il partito comunista cinese sostituì (nel senso che fecero fisicamente sparire il bimbo di 6 anni) la reincarnazione indicata dal Dalai Lama, con il figlio di due funzionari di Pechino.

I Tibetani oggi in esilio dimostrano una determinazione senza eguali, attuata tramite le azioni della non violenza e della pace, le quali si sono dimostrate vincenti per poter sensibilizzare il mondo alla ricostruzione di un sistema tibetano nei luoghi in esilio, per poter dare dignità ai rifugiati, ritrovare la loro tradizione, utilizzare la propria lingua e trasformare la violenza subita in speranza di sopravvivenza e libertà.

Ma non si può sottacere per sempre il messaggio pacifico del Dalai Lama e qui ci si appella ai giovani adolescenti ed universitari cinesi che, come ad HK, possono fare la differenza nel chiedere maggiore giustizia e libertà anche nella loro terra, repressa dall’ultimo grande paese a guida totalitaria comunista.

Oggi è l’anniversario del massacro di piazza Tienanmen ed io ero un bambino di dieci anni al tempo: l’immagine di quei carri armati davanti a quel ragazzo coraggioso hanno segnato il mio percorso politico e le mie convinzioni, così come quelle di tanti altri qui presenti.

Eppure il regime comunista cinese di oggi, vieta di commemorare quello che sembrava un evento assodato per la libertà. Vietare di commemorare questi fatti vuol dire vietare di esaltare il mondo libero!

Eppure oggi i mass media del mondo occidentale sono occupati a mettere sul banco degli imputati, non chi reprime la libertà omettendo anche al mondo informazioni preziose per fronteggiare la nota pandemia. I mass-media occidentali oggi cercano di mettere sul banco degli imputati coloro che hanno denunciato le omissioni di Pechino ed ha costretto l’Oms a timide ammissioni in tal senso.

Ecco perché le vicende Asiatiche sono strettamente collegate con la nostra quotidianità.

In Parlamento sono stato il primo a denunciare, fin dalla metà di novembre, i problemi e le violenze che stavano succedendo ad HK, sottolineando come gli stessi potevano essere solo la punta di un Iceberg, con fatti ben drammaticamente più globali e gravi.

Ci è stato risposto che si trattava di affari interni alla Repubblica Popolare Cinese.

Dopo questi eventi, uno sparuto gruppo di parlamentari coraggiosi ha cominciato a sollevare molteplici questioni che hanno trovato spesso anche trasversalità di consensi:

– dal collega Bazzaro che è volato a Taiwan per capire e stringere rapporti con un altro territorio minacciato dal gigante cinese;

– al collega Formentini che da metà novembre, ogni settimana in aula ed in commissione esteri sottolinea i pericolosi atteggiamenti cinesi, fino anche a chiedere una commissione d’inchiesta per verificare urgentemente le responsabilità di Pechino sulla pandemia da Coronavirus;

– fino al collega Vigna che da sempre ha chiesto all’Unione Europea una posizione più coraggiosa.

Ma mi preme anche ricordare che qualche giorno fa, il 2 giugno, cadeva il 41esimo anniversario della messa che Giovanni Paolo II celebrò a Varsavia, dando inizio ad una sistematica azione per picconare il totalitarismo comunista nel mondo.

Il paradosso è che oggi, dopo molti anni, al di qua del Tevere ed al di là del Tevere, anziché continuare sull’onda dello smantellamento dell’ultima ideologia totalitarista rimasta al mondo, si stringono rapporti economici e diplomatici con Pechino. Ovviamente non sono degno di entrare nel merito delle questioni spirituali, ma entrare in quelle politiche è mio dovere di rappresentante del popolo.

In tutto questo, duole constatare che come paese stiamo perdendo centralità diplomatica: il mio personale punto di vista è che il mondo si stia polarizzando. Tenere una posizione ambigua, o addirittura strizzare l’occhio a totalitarismi che in Europa sono morti e sepolti, non ci aiuta ad elevarci in autorevolezza.

Il mondo libero ha il dovere di stringersi intorno a dei valori e a delle idee comuni, mettendo da parte una volta per tutte quell’idea multilaterale globalista che ha ingrassato solo le tasche di alcuni ed impoverito quelle di tanti altri e addirittura paesi interi. Coinvolgere tutto il mondo avverso al comunismo può fare solo del bene al futuro di tutta l’umanità libera, la quale deve mettere avanti a sé sempre le questioni valoriali prima di quelle economiche.

Oggi quello che sta succedendo in Tibet ma anche ad HK è affare che riguarda la nostra quotidianità e come tale abbiano il dovere di sostenere la necessità di autonomia e libertà di quei popoli e di quelle terre.

On. Matteo Luigi Bianchi

Deputato Lega, Segretario XIV Commissione Politiche UE

3 – © 2019 – Dharamsala 10 Marzo (Marilia Bellaterra per AREF International Onlus).

“Le 153 Torce umane e la “pacifica liberazione” del Tibet”

Buongiorno a tutti voi.

Era importante che ci fossimo perché oggi, per la prima volta forse, non parliamo solo di Tibet ma parliamo anche di tante altre realtà che hanno problemi con la Repubblica popolare cinese e se avete notato nel nostro manifesto alla fine della frase sotto il titolo dopo Tibet, Xinjiang, Hong Kong e Taiwan abbiamo messo dei puntini di sospensione e la parola Italia.

Perché? Perché anche noi presto avremo a che fare pesantemente con le politiche non solo economiche della Repubblica Popolare Cinese.

Non voglio portare via tempo prezioso ai relatori che ci hanno onorato con la loro presenza e disponibilità ed è perfettamente inutile che ripercorra con voi amici tibetani le vicende politiche del Tibet. Voi che le avete vissute e sofferte sia personalmente e sia attraverso I racconti dei vostri parenti e conoscenti. A voi, che siete fuggiti in India dove avete ricostruito con grande forza l’essenza del vostro mondo, delle vostre tradizioni culturali spirituali e politiche in chiave democratica, volevo solo ricordare che quando il Tibet pativa le violenze della rivoluzione culturale, pativa le persecuzioni delle guardie rosse queste consideravano la vostra cultura un nemico da abbattere con ogni mezzo, una cultura definita sprezzantemente feudale e teocratica…

Bene, oggi abbiamo un governo a Pechino, che ancora si si definisce comunista, che si è messo a nominare vescovi, a nominare Lama… vi rendete conto?

Sono cambiate dunque le modalità ma gli slogan sono dello stesso stampo.

Tempo fa abbiamo sentito una frase che mi ha colpito molto… una frase che ho sentito dai cinesi riguardo al loro rapporto con l’Italia, una frase che ci ricorda che noi italiani e cinesi siamo “foglie dello stesso albero, fiori dello stesso prato… onde dello stesso mare …” Questa è una melensa retorica insopportabile di stampo maoista che dobbiamo ascoltare ancora oggi nel 2020. E sapete perché? perché abbiamo firmato il memorandum della via della seta! Ancora, vi rendete conto?

Mentre dobbiamo anche vedere pubblicati nei siti cinesi dei video fasulli in cui vengono mostrati festosi italiani sui balconi che ringraziano i fratelli cinesi cantando il loro inno nazionale. Veramente credibile perché, si sa, gli italiani sui balconi conoscono perfettamente il mandarino e l’inno nazionale cinese. (non sanno nemmeno quello italiano…)

Se non fosse una tragedia il tutto sarebbe di una comicità irresistibile…

Va bene… non rubo altro tempo agli illustri relatori e presento con piacere l’onorevole Antonella Incerti che assieme a Matteo Bianchi che mi ha preceduto era presente a Dharamsala l’anno scorso per le celebrazioni del 10 Marzo.

Grazie a tutti.

Claudio Cardelli

Presidente Associazione Italia Tibet

“Ecosistema in Tibet e Diritti umani nel mondo”

Cari amici tutti volevo dirvi molte cose oggi ma credo che il sole e il microfono mi consentono di essere breve. Ma forse, a volte, essere brevi non vuol dire esser meno intensi e meno vicini a voi e alla vostra causa. Io ringrazio l’Associazione Italia-Tibet per l’invito. Oggi volevo essere qui anche per la particolare giornata che è oggi: la ricorrenza di piazza Tienanmen.

Sono passati molti anni da quel da quel 4 giugno e sono cambiate molte cose da allora. Ma una cosa non è cambiata: il fatto che noi siamo qui oggi, io sono qui perché sto dalla parte della libertà e dei diritti umani. E quindi dalla vostra parte, con voi, come lo sono stata il 10 marzo l’anno scorso, il mio collega lo ricordava, dove abbiamo avuto l’onore di conoscere il Dalai Lama.

Dicevo che molte cose sono cambiate in questi anni dal 4 giugno in piazza Tienanmen ma in realtà non è cambiata la forma repressiva che si vive in Cina.

Di diritti umani bisogna parlare oggi anche rispetto quello che sta succedendo a Hong Kong là dove si vuole, come successo in tante altre realtà come anche nella vostra, si vuole, dicevo, minare l’esperienza democratica, si vuole minare l’identità dei popoli, le loro esperienze di libertà democratica, come quello che sta avvenendo appunto oggi a Hong Kong. C’è sempre la stessa costanza alla repressione da parte della Cina a reprimere ogni minimo dissenso.

Proprio oggi, tra l’altro, che la Cina ha un ruolo sempre più importante nel nuovo scenario geopolitico che è notevolmente cambiato ma che continua nella sua azione.

É stato detto prima che la legge per la sicurezza, che non è ancora stata promulgata e lo dico perché il mondo civile, a partire dall’Unione Europea, avrebbe ancora la possibilità di intervenire su questa decisione; si tratta quindi di intervenire, si tratta di non restare zitti, proprio in nome di quella che è la nostra cultura, la cultura europea di difesa prima di tutto dei diritti umani, civili e religiosi. E qui ovviamente ci sta la storia del Tibet. Tutta.

Eppure sono anni che questa tendenza alla repressione sul popolo tibetano, ma non solo, continua a crescere soprattutto da quando c’è Xi Jinping la situazione dei diritti umani è peggiorata e è aumentata l’ostilità nei confronti del dissenso pacifico, è diminuita la libertà di espressione, e di religione e lo stato di diritto.

Nuove disposizioni, che io non vi ripeterò ma che noi abbiamo a cuore come camera dei deputati in alcune risoluzioni. Sono aumentate le misure di controllo, guardate questo vale anche il popolo Tibetano, gli atti di tortura, gli atti di maltrattamento, la paura pervasiva dei Cinesi rispetto a chiunque dimostri dissenso. Tutto ciò viene interpretato con questa parola: repressione, perché è separatismo.

Abbiamo assistito da molti anni alla sofferenza del popolo tibetano. Dal 2009 in particolare abbiamo visto tanti monaci e monache darsi fuoco per protestare contro le politiche restrittive del governo cinese e chiedere il rientro del Dalai Lama in Tibet. Non sono stati fatti, purtroppo, negli anni, passi in questa direzione e allora noi oggi siamo qui per chiedere, ancora una volta, che venga no rispettate le libertà linguistiche, culturali, religiose e le altre libertà fondamentali del popolo tibetano.

Siamo qui a chiedere alla Cina che si astenga dalle politiche di insediamento che continuano a favorire alcune etnie come la Han a discapito dei Tibetani, costringendo tanti Tibetani nomadi ad abbandonare le loro terre, quindi il loro stile di vita.

Noi siamo qui per condannare ancora una volta le azioni della cosiddetta educazione patriottica che la Cina mette in atto e che comprendono prima di tutto misure di controllo sulla religione e quindi dei monaci tibetani.

Tutto questo in poche parole per dire perché siamo qui perché oggi noi chiediamo che il popolo tibetano si possa finalmente difendere e ritrovare la propria identità culturale e territoriale.

Mi sarebbe piaciuto fare un lungo discorso che è molto caro al Dalai Lama, cioè la tutela e la protezione di quello che lui chiama il “pianeta blu”. Allora insieme con l’appello che fa il Dalai Lama per la difesa dei diritti umani chiediamo anche che ci sia un’azione di preservazione di quello che è l’altopiano tibetano. Di quell’ambiente che impatta anche su futuro dell’umanità tutta… Insieme dobbiamo dunque evocare anche la tutela del pianeta. Come spesso fa il Dalai Lama per il bene di Tibet ma soprattutto per il bene dell’umanità. Vi ringrazio dunque. Credo che essere qui sia stato importante e necessario, ma credo che sia soprattutto importante l’azione concreta che noi compiamo tutti i giorni nel nostro piccolo per salvaguardare quelle che sono l’autonomia e l’identità del popolo tibetano.

On. Antonella Incerti

Deputato PD

4 – Tibet Orientale, oggetto di selvaggi disboscamenti da parte della RPC già dagli anni ’80.

“Testimonianza dal Tibet”

Io sono qui, sul palco oggi per parlare, perché se parlano i tibetani presenti rischiano che il governo cinese va a casa loro in Tibet. Con il 5G e il riconoscimento facciale, il governo cinese riesce a risalire alle loro famiglie che poi rischiano di essere puniti. In più costringono queste famiglie a ripudiare i propri familiari che sono all’estero. Allora parlo io che sono occidentale.

Non so se voi sapete come un tibetano va via dal suo paese. Un tibetano attraversa l’Himalaya a piedi. Non va in aeroporto per prendere l’aereo. Per il viaggio ci vuole circa un mese. Non va al negozio sportivo prima per comprarsi le cose necessarie per la montagna. Va, parte con i vestiti che ha addosso in quel momento e cammina per circa un mese, cercando di schivare le truppe cinesi che cercano chi scappa.

Ma questo succedeva prima. Oggigiorno è praticamente impossibile per un tibetano scappare dal suo paese. Il governo cinese ha messo i droni, in più, con la propaganda degli investimenti che il governo cinese fa nel Nepal, se un tibetano riesce ad arrivare al confine Tibet/Nepal, viene consegnato ai soldati cinesi e poi, incarcerato.

Una cosa molto interessante che ho scoperto in questi anni è che in Tibet i Tibetani non conoscono la loro storia. Non sanno cosa è successo al loro paese.  Non sanno che il Dalai Lama abitava in Tibet ed è stato costretto ad andare via.  Non sanno queste cose. Per esempio, io mamma, non posso raccontare ai miei figli che noi eravamo Tibetani, un paese libero, prima che arrivassero i cinesi. Non glielo posso dire, perché se mio figlio va a scuola e racconta questo agli altri, io finisco in carcere per 10-12 anni, solamente per aver detto la verità. Questa è una delle tragedie di oggi. I Tibetani stessi, a casa loro, non conoscono la loro storia. Questo è il motivo perché tanti Tibetani sono “fieri” di vivere in Cina e ringraziano il governo cinese per ciò che hanno oggi. Sono ignari di ciò che è successo al loro paese.

Quando è arrivato il governo cinese in Tibet nel 1949, ha fatto ciò che sta facendo nel nostro paese oggi. Ha promesso di tutto e di più. Ha promesso aiuti, ha promesso soldi, senza farlo. Ha mostrato di aver costruito strade e palazzi, ma ciò che c’è dietro, non si vede. Non si vede che oltre le strade grandi, non ci sono altre strade. Non si vede che i palazzi sono per i residenti cinesi, non per i Tibetani. Non si vede che i Tibetani sono morti di fame dal 1949 in poi grazie agli “aiuti” cinesi, che invece di aiutare, hanno recato danno al paese e al suo popolo.

In più, i giornalisti non possono andare in Tibet per controllare. Nessuno può andare in Tibet per controllare. Il governo ha la mania di dire bugie, di non dire la verità.  Il governo cinese dice che ha aiutato nel progresso del Tibet, ma i soldi investiti sono venuti da tutti gli oggetti che hanno derubato dai Tibetani dal 1959. Tutti i reperti che stanno nei musei, tutti i reperti che si trovano in Europa sono stati venduti dai cinesi. Hanno fatto tanti soldi. Raccontano che spendono tanti soldi per aiutare i Tibetani, per portare il benessere, ma hanno speso una frazione di tutti i soldi che hanno guadagnato da tutti gli oggetti derubati nel Tibet.

I Tibetani mi raccontano che i lavori per mettere i pali della luce, per costruire le strade, ecc., sono stati fatti proprio dai Tibetani, non dal governo cinese. Così sembrerebbe che il governo cinese non è poi così altruista nell’impegno dello sviluppo del Tibet.

In questo momento, mentre parlo, il governo cinese sta distruggendo non solo monasteri importanti in Tibet, togliendo le uniche residenze a monaci e monache, fino a portare alcune di queste ultime al suicidio per mancanza di sicurezza, maestri e alloggi. Come se non bastasse la distruzione del monastero storico del Larung Gar, pure la lingua tibetana non è né più parlata, né insegnata nelle scuole. I bambini tibetani sono costretti a parlare la lingua cinese a scuola. L’unica altra possibilità è di non mandare i bambini a scuole … scelte molto difficili. Il governo cinese, con furbizia, ha capito che il modo migliore per fare sparire una cultura è di togliere la propria lingua alle persone.

Un’altra cosa che tanti non sanno è che i Tibetani non hanno documenti per uscire dal Tibet.  Non hanno nessuna forma di libertà nel viaggiare nei posti sacri come l’India o il Nepal, luoghi fondamentali per il buddhismo tibetano.

Ci sono dei maestri, monaci tibetani, grandi saggi in Tibet che ogni tanto girano il mondo per dare insegnamenti. Questi tour d’insegnamenti sono sempre organizzati dal governo cinese. Il monaco deve andare dove dice il governo cinese. Deve avere un traduttore cinese.

In conclusione, i tibetani che vivono in Italia vi vogliono dire: SVEGLIATEVI italiani! Non dormite!  La storia si ripete. Prima il Tibet, poi il Turkestan dell’Est, Mongolia, parti dell’Africa, Sri Lanka, Grecia e ora l’Italia?

Non ci si può fidare della Cina! É il paese degli inganni!

Grazie!

Marisa Burns

Presidente Associazione Tso Pema non profit

5 – Lhasa: militari della RPC con il Potala Palace sullo sfondo http://www.abc.net.au/reslib/200806/r263750_1100374.jpg

 

“Rendere la Cina responsabile delle proprie azioni”

Il Tibet era un Paese indipendente e il popolo tibetano ha la propria lingua, cultura e tradizioni, proprio come ogni paese indipendente del mondo. Ma nel 1959 la Cina lo invade illegalmente, devasta oltre 6.000 Monasteri e causa la morte di oltre 1.2 milioni di Tibetani. Dal 2008 fino a oggi, sotto gli occhi delle Nazioni Unite, 165 Tibetani si sono auto immolati a causa della repressione cinese, chiedendo libertà per il Tibet e ritorno in Tibet di Sua Santità il Dalai Lama.

Il mondo tace perché deve “fare affari” con la Cina.

L’indignazione globale per le proteste di piazza Tienanmen è ormai un lontano ricordo. L’appello al boicottaggio delle olimpiadi di Pechino nel 2008 da parte dei diversi organismi cade quasi nel vuoto e venne condiviso timidamente solo da alcuni Paesi.

Al momento, più di 1 milione di Uiguri e altre etnie di religione musulmana si trovano all’interno di Campi di Prigionia. L’obiettivo finale è la cancellazione dell’identità Uigura. Hong Kong sta perdendo la sua autonomia, che le era stata garantita con un trattato internazionale nel 1997.

Il Governo di Pechino fa zittire tutti usando “la Via della seta” come arma di ricatto…

Lo Sri Lanka, nel 2007 ha affidato a Pechino la costruzione di un porto. Poi si è indebitata ulteriormente con altri progetti di infrastrutture. Ad oggi deve oltre 8 miliardi di dollari alla Cina e non potendoli restituire deve cederle il porto e non solo. E ci sono tanti altri paesi che sono scivolati nella trappola del debito. Perdendo, man mano la propria libertà economica e, alla fine, anche politica. Pertanto è legittimo chiedersi quanto questi aiuti da parte della Cina siano un genuino atto di solidarietà e non un modo indiretto per fare pressione.

Ora che le conseguenze di un sistema censorio e repressivo hanno causato la diffusione di una pandemia, causando un numero inimmaginabile di vittime nel mondo, ancora il Governo cinese nega ogni responsabilità.

Ci si deve chiedere se possiamo permetterci di accettare – in silenzio – la crescita di un regime totalitario, leader mondiale di questo secolo. L’Unione Europea e tutti gli altri Paesi del mondo devono prendere una posizione comune per porre fine a questo.

Dobbiamo prendere coscienza dei fatti e rendere il regime cinese responsabile delle proprie azioni. Non solo in merito a questa pandemia ma anche dell’invasione illegale del Tibet, del genocidio culturale, dello sfruttamento dei prigionieri politici, della repressione contro i suoi stessi cittadini. E chiediamo, ancora una volta… “dov’è il Panchen Lama del Tibet?”

Ci vuole una sanzione globale contro la Cina, affinché rispetti i diritti umani e intraprenda la strada di assumersi la responsabilità delle proprie azioni.

Tashi Yangchen

Rappresentante delle Donne Tibetane in Italia

“Tashi Delek”

Buona sera, Tashi Delek a tutti.

Oggi veramente la piazza doveva essere strapiena di gente. Abbiamo assaggiato veramente in questi due o tre mesi cosa vuol dire rimanere chiusi e privati della libertà. Tutto questo a causa del virus venuto dalla Cina che lo ha tenuto nascosto per mesi. Bene questo è un assaggio di cosa è la Cina oggi e per questa ragione dovrebbero arrivare qui tantissimi italiani per protestare contro quello che ha fatto la Cina

Assieme a noi – per questa sensazione di restare chiusi senza la libertà di poter uscire ed essere stati costretti – ecco questa sensazione della Guerra, della non libertà, è stata già provata dai nostri antenati, dai nostri genitori, dai nostri nonni e oggi nel 2020 abbiamo sperimentato questa terribile cosa che i nostri giovani e i nostri nonni che dovevano testimoniare se ne sono andati, sono morti e noi, a Bergamo abbiamo visto centinaia di morti.

6 – © 1987 – Lhasa: un Tibetano Khampa tra due coloni cinesi (Claudio Cardelli)

Per questa ragione insisto che dovremmo essere veramente in tanti in questa piazza a protestare contro l’autoritario regime cinese.

Così come a Hong Kong stanno lottando per la loro libertà nei confronti della Cina così anche noi dovremmo lottare per la nostra libertà.

Ora leggerò la lettera che ci ha mandato il nostro rappresentante del Dalai Lama a Ginevra.

Tseten Longhini

Rappresentante delle donne Tibetane in Italia

“Messaggio da Ginevra”

Miei cari fratelli e sorelle d’Italia, vorrei esprimere innanzi tutto le mie più sentite condoglianze a tutte le persone italiane che hanno perso i loro cari a causa della pandemia COVID-19, originaria di Wuhan, in Cina, e pregare per la pronta guarigione di tutte quelli che ancora soffrono. Noi Tibetani vi accompagniamo in questi tempi difficili e vi ricordiamo nelle nostre preghiere.

7 – Chhimey Rigzen (Pomaia, 2019)

Oggi è ancora un altro giorno nella lunga lista di giorni che segnano le atrocità commesse dalla Cina. In questo giorno 31 anni fa, il governo cinese ha portato carri armati e pistole per mettere a tacere gli studenti innocenti che chiedevano pacificamente al governo i diritti umani fondamentali. Migliaia di quei giovani studenti furono massacrati, molti altri feriti nell’ormai famigerato massacro di Piazza Tienanmen. Mentre questo incidente ha scioccato il mondo, i Tibetani l’hanno trovato riconoscibile perché i Tibetani avevano già subito un destino peggiore.

8 – © 1987, Tsurpu: un’anziana monaca ha appena ricevuto una foto del Dalai Lama (Claudio Cardelli)

Nel 1959, quando centinaia e migliaia di Tibetani si radunarono spontaneamente di fronte al palazzo Potala per proteggere Sua Santità il Dalai Lama, l’Esercito popolare di liberazione della Cina aveva fatto la stessa cosa. Migliaia di manifestanti pacifici Tibetani disarmati furono uccisi e molti altri furono feriti. A tutt’oggi il 10 marzo è commemorato come la prima Giornata nazionale della rivolta tibetana. Da allora oltre 1,2 milioni di Tibetani sono stati uccisi e oltre 6.000 monasteri sono stati completamente distrutti. I Tibetani in Tibet sono diventati prigionieri nella propria terra senza libertà di sorta. Ai Tibetani è vietato possedere un’immagine del loro maestro spirituale Sua Santità il Dalai Lama. Monaci, monache e laici Tibetani che alzano la voce sono puniti. Migliaia di Tibetani continuano ad essere sottoposti a campi di rieducazione patriottici che sono più simili a campi di concentramento. Qualcosa di simile sta accadendo ora nel Turkestan orientale che la Cina chiama “Xinjiang”. Più di un milione di musulmani uiguri sono detenuti nei cosiddetti centri di formazione professionale. La Cina sta ora esercitando il suo potere militare per mettere a tacere il popolo di Hong Kong. I manifestanti pacifici a Hong Kong rischiano di soffrire di un destino simile ai manifestanti tibetani del 1959 e dei manifestanti di piazza Tienanmen del 1989 se il mondo non riesce a resistere ora. La Cina ha attirato i paesi con il suo potere economico e progetti come Belt and Road Initiative. Ma il mondo dovrebbe ricordare che il Tibet è stato il primo paese a cui la Cina ha costruito la sua strada con promesse di pace e sviluppo. E oggi il Tibet è occupato e represso illegalmente sotto il regime totalitario cinese diventando una delle regioni meno libere del mondo.

È tempo che il mondo si svegli sulle menzogne e sui tradimenti del governo cinese e prenda lezioni dall’esperienza tibetana. Le violazioni dei diritti umani in Tibet e Cina non possono più essere ignorate come alcuni casi isolati.

La pandemia di COVID-19 dimostra che può avere implicazioni globali. La soppressione degli informatori COVID-19 da parte del governo cinese ha fatto precipitare il mondo in una crisi senza precedenti oggi. Il mondo dovrebbe prenderne atto ora e rendere responsabile il governo cinese. Gli schemi espansionistici imperialisti del governo cinese devono finire.

Quest’anno segna anche il 25° anno di sparizione forzata dell’XI Panchen Lama Gedhun Choekyi Nyima del Tibet che era solo un bambino di sei anni quando fu rapito dalle autorità cinesi insieme ai suoi genitori. Diversi parlamentari e sostenitori italiani hanno invitato pubblicamente la Cina a liberarlo e a rispettare i diritti umani fondamentali dei tibetani.

A nome dei tibetani e delle associazioni tibetane, vorrei ringraziare tutti i parlamentari e le persone presenti qui oggi in particolare i gruppi di sostegno del Tibet per il vostro continuo sostegno alla giusta causa del Tibet. Abbiamo fatto molta strada e con il vostro supporto raggiungeremo sicuramente la nostra destinazione. Continuiamo la nostra ricerca di giustizia, libertà ed uguaglianza attraverso mezzi pacifici e non violenti.

Grazie. Cordiali saluti,

Mr. Chhimey Rigzen

Rappresentante del Dalai Lama per l’Europa Centrale e Orientale

9 – © 2012, il Dalai Lama a Vienna (Marilia Bellaterra per AREF International Onlus)

“Messaggio da Monaco”

10 – Mr. Dolkun Isa

Oggi è il 31 ° anniversario del massacro di Tienanmen. Il 4 giugno non è solo un giorno di lutto per il popolo cinese, ma anche un giorno di lutto per tutto il mondo e l’essere umano. 31 anni fa l’esercito comunista cinese non ha esitato a uccidere migliaia di studenti cinesi e popoli innocenti. Quelle persone volevano solo gli stessi diritti e le stesse libertà fondamentali che tutte le persone dovrebbero avere, a causa della nostra comune umanità. on dimentichiamo mai e poi mai i popoli che sono morti per mano dell’esercito comunista cinese. Gli studenti uiguri sono anche scesi in strada nel Turkestan orientale per sostenere e mostrare la loro solidarietà per gli studenti di Pechino nel 1989. In 31 anni da allora, tutti i diritti e le libertà che abbiamo conquistato in precedenza erano stati eliminati. la situazione nel Turkestan orientale ora è la peggiore che io abbia mai visto. Ora è un momento veramente critico per il popolo uiguro, per la Cina e per il mondo nel suo insieme.

Mentre il popolo uiguro ha sempre affrontato l’oppressione, ora stiamo affrontando un attacco sistematico a tutto ciò che ci rende unici: la nostra cultura, lingua, storia e religione. Mentre il governo cinese cerca di assimilare completamente culturalmente il popolo uiguro, il nucleo stesso del nostro popolo, la nostra identità etnica uigura, è a rischio.

Mentre parliamo, circa 3 milioni di Uiguri vengono arbitrariamente detenuti nei campi di concentramento. Sono persone innocenti. Sono le nostre madri, padri, fratelli, sorelle, bambini, famiglia e amici. Sono studiosi, leader di comunità, uomini d’affari, atleti, musicisti e civili comuni, detenuti a causa della loro etnia uigura. Ciò che accadrà nel Turkestan orientale non solo determinerà il destino del popolo uiguro, ma avrà un impatto sul futuro del nostro ordine internazionale. Il governo cinese dovrebbe porre fine alla sua politica aggressiva e fermare il genocidio culturale del popolo uiguro, del Tibet, della Mongolia interna e di tutti gli altri.

La realtà della nostra attuale situazione è che tutti coloro che desiderano la democrazia e i diritti umani in Cina stanno affrontando persecuzioni senza precedenti. Uiguri, tibetani, mongoli del sud, Hong Kong, cristiani, musulmani e buddisti stanno affrontando la repressione come mai prima d’ora. Taiwan sta affrontando una situazione che potenzialmente mina la sua stessa esistenza da parte di una Cina sempre più aggressiva.

Sollecitiamo il governo cinese a offrire un resoconto trasparente del massacro di Tienanmen del 4 giugno, dell’insurrezione di Lhasa nel 2008, del 5 luglio 2009, del massacro di Urumchi, dei campi di concentramento nel Turkestan orientale e così e applicare la legge sulla sicurezza nazionale per Hong Kong per punire i funzionari del PCC responsabili di violazioni dei diritti umani commessi contro l’umanità.

Mr. Dolkun Isa

Pres. World Uyghur Congress

“Messaggio da Washington”

11 – Mrs. Rushan Abbas

Saluti da Washington. Il mio nome è Rushan Abbas fondatrice e presidente di Campaign for Uighurs. Un’Associazione che si è formata a seguito della terribile repressione e persecuzione esercitata sul nostro popolo dal tiranno, dispotico regime Cinese. Qualsiasi cosa succeda dobbiamo stare uniti per combattere l’oppressore.

Noi Uiguri stiamo in solidarietà con i Taiwanesi i Tibetani e gli abitanti di Hong Kong che da decenni insieme agli Uiguri sono vittime delle più’ terribili violazioni dei diritti umani inflitte dal governo cinese.

Gli eventi che hanno luogo nel Turkestan orientale, a Hong Kong, in Taiwan e in Tibet sono simili a quanto avvenuto trent’anni fa in piazza Tienanmen.

Noi studiamo la storia per imparare dagli errori dei nostri antenati e cercare di far meglio per la nostra e la futura generazione.

Purtroppo la storia si ripete.

Il massacro di Tienanmen, il massacro di Urumqi, la sollevazione del Tibet e molti altri massacri sono stati un modo per il regime cinese di sondare le reazioni del mondo democratico e capire fino a dove può spingersi il suo comportamento criminale senza subire conseguenze.

I nostri paesi, le nostre culture, le nostre lingue, le nostre vite sono minacciati ma finché riusciremo a creare un fronte unito le nostre idee e i nostri movimenti non potranno essere facilmente sconfitti.

Mrs. Rushan Abbas

Presidente della “Campaign for Uyghurs”

 

12 – 2019, Hong Kong si allea con gli Uiguri – https://it.insideover.com/politica/hong-kong-uiguri-xi-cina.html

“Messaggio da Hong Kong”

Cari amici Sono il prof. Joseph Cheng e per più di 40 anni un attivista per la democrazia ad Hong Kong.

Mille grazie per questa opportunità e questo invito dall’Associazione Italia Tibet. Vorrei perorare presso di voi la causa del popolo di Hong Kong.

13 – Prof. Joseph Cheng

La maggioranza degli abitanti di Hong Kong non cerca un cambiamento di regime a Pechino e non mettiamo in discussione la sovranità’ cinese su Hong Kong. Ma noi vorremmo continuare a vivere secondo la formula di “un paese e due sistemi”, vorremmo continuare a mantenere un ampio livello di autonomia.

Certamente vorremmo avere presto quel sistema democratico che anche ci era stato promesso dalle autorità Cinesi. Noi capiamo che solo un governo eletto dalla gente di Hong Kong potrebbe avere un governo che garantisca le nostre libertà’ e uno stato di diritto.

Vorremmo leader eletti e responsabili verso il popolo di Hong Kong che possano anche essere destituiti se le loro azioni non risultassero soddisfacenti.

E comunque almeno vorremmo poter godere ancora dei diritti, dello stile di vita, delle garanzie di legge, di cui abbiamo goduto fino ad ora.

Ma, come sapete la recente introduzione a Hong Kong delle nuove leggi sulla sicurezza nazionale promulgate a Pechino è una minaccia per il popolo di Hong Kong. Per il movimento per la democrazia si tratta della pietra tombale della formula un paese due sistemi. Ci viene imposta da Pechino, la popolazione di Hong Kong non è stata consultata e non passa attraverso il nostro parlamento. Questo ha creato un precedente molto serio e ci attendiamo anche misure più gravi.

Pechino magari racconterà che tre milioni di persone hanno firmato per questa legge. Ma, in un recente sondaggio il 1° Giugno scorso, il 64% della popolazione di Hong Kong si è espressa in opposizione a questa nuova legge.

E il movimento per la democrazia ha avuto recentemente una vittoria elettorale senza precedenti proprio per i timori della popolazione verso ogni intervento da parte di Pechino.

Naturalmente sappiamo che dobbiamo continuare la lotta politica e combattere in modo da proteggere la nostra integrità, la nostra dignità e i nostri diritti.

Ma abbiamo grande bisogno dell’aiuto da parte della comunità internazionale e dell’opinione pubblica mondiale.

Pensiamo che ogni persona condivida alla fine certi principi irrinunciabili e aspiri ai diritti fondamentali. Noi cinesi capiamo che gli italiani hanno una gloriosa tradizione fin dai tempi della Roma antica. Una tradizione antichissima basata sullo stato di diritto e sulla democrazia.

La situazione di Hong Kong è cupa, non promette bene, almeno per il prossimo futuro. Siamo un po’ come l’Europa dell’est alla fine degli anni 70 e inizio ani 80.

Sarà una lotta di lungo corso. Ma siamo sicuri che un regime che non rispetta i diritti e la dignità della gente non potrà durare a lungo.

Sono estremamente grato per questa opportunità e spero che continuerete a sostenere il popolo di Hong Kong insieme a Taiwan e Tibet. Arrivederci e grazie.

Prof. Joseph Cheng

Attivista per la democrazia a Hong Kong”

14 – 2019, Hong Kong – https://www.cdt.ch/mondo/cronaca/hong-kong-previste-nuove-manifestazioni-FB1333777

“Hong Kong. Che significa per il mondo”

Cari amici,

innanzitutto una buona notizia. Oggi pomeriggio decine di migliaia di persone ad Hong Kong, sono riuscite a commemorare pubblicamente l’anniversario di Piazza Tienanmen, sfidando la proibizione che Pechino aveva imposto al governo della città. Questo dimostra quanto il popolo honkonghese sia determinato nella sua richiesta di libertà, indipendenza e volontà di non voler vivere sotto l’oppressione del regime capital-socialista cinese.

E questa è una prima buona notizia.

Per quanto riguarda il mio breve intervento, dico subito che sarà franco e non particolarmente diplomatico, perché il massacro che oggi commemoriamo non si presta a discorsi felpati, allusivi, obliqui. Quindi inizierò col dire che la mia opinione di giornalista informato sui fatti è che la Cina popolare, e quando parlo di Cina popolare non mi riferisco al popolo cinese ma al governo cinese, quel governo che opprime da oltre 60 anni la propria gente… ecco, dicevo, io ritengo che se la Cina non fosse quella potente nazione che è dal punto di vista economico e oggi anche militare, sarebbe considerata dalla comunità internazionale alla stregua di uno dei tanti stati canaglia che inquinano questo pianeta. E che la Cina sia uno stato canaglia lo dimostrano diverse cose. Innanzitutto la strage di cui oggi ricorre il 31° anniversario. Poi il milione di donne e uomini uiguri che sono stati messi in veri e propri campi di concentramento affinché, tramite una dura “rieducazione”, possano rinnegare la propria cultura islamica e la loro identità nazionale. E ancora, il tentativo pervicace di impedire brutalmente qualsiasi forma di dissenso al suo interno e cito un caso fra i tanti che si potrebbero ricordare. Quando nel 2010 un intellettuale dissidente, il moderato e mite Liu Xiao Bo, che si trovava in carcere per scontare una condanna per reati d’opinione, venne insignito del Premio Nobel per la Pace, Pechino non solo non gli concesse di andare ad Oslo a ritirare il prestigioso riconoscimento ma impose gli arresti domiciliari alla moglie per impedirle di andare a ritirare il Nobel a nome del marito. La Cina è uno stato canaglia quando opprime con la brutalità che conosciamo (o almeno dovremmo conoscere) il Tibet, altra realtà etnica, culturale e religiosa che non accetta di farsi normalizzare. Come dimostrano le oltre 150 torce umane che da anni illuminano la notte della libertà (e della ragione) sul Tetto del Mondo. La Cina è uno stato canaglia perché da decenni minaccia di invadere la democratica Repubblica di Cina (Taiwan) colpevole, agli occhi degli autocrati di Zhongnanhai, del crimine di non volersi piegare ai voleri e ai deliri di onnipotenza della Repubblica Popolare Cinese. La Cina è uno stato canaglia perché pretende dalla polizia e dal governo di Hong Kong una repressione feroce del movimento di protesta e, non essendo riuscita a piegare la volontà di quel popolo, straccia i trattati da lei stessa firmati e impone una legge che di fatto disconosce quella autonomia che secondo l’accordo del 1984 le dovrebbe essere garantita fino al 2047.

I casi che ho citato non possono essere contestati poiché sono sotto gli occhi di tutti. Di tutti quelli che vogliono vedere, ovviamente.

La politica della Cina Popolare non si limita a violare anche i più elementari diritti umani di quanti sono sotto il suo dominio ma è anche divenuta sempre più imperiale, aggressiva ed espansionistica. Sia sotto il profilo economico sia sotto quello militare. Per questo la partita che si sta giocando da un anno nel “Porto Profumato” è fondamentale non solo per i suoi abitanti ma per tutto il mondo. Se l’imperialismo di Pechino sarà sconfitto ad Hong Kong e i dirigenti comunisti saranno costretti, per evitare una strage di Tienanmen elevata all’ennesima potenza, ad accettare le richieste del movimento democratico allora tutti i nodi delle contraddizioni che attraversano lo sterminato corpo del colosso cinese verranno al pettine. E il “bullismo” planetario di Xi Jinping potrebbe subire una significativa battuta d’arresto. Con sviluppi oggi difficili da prevedere. Viceversa, se una eventuale azione militare contro la popolazione di Hong Kong dovesse avere successo, magari nel complice silenzio-assenso del mondo, i progetti imperiali della nomenclatura rossa potrebbero divenire fuori controllo. Normalizzata con la forza delle armi Hong Kong, il tratto di mare che separa il continente asiatico da Taiwan diventerebbe ancora più stretto e la mai sopita tentazione di invadere la “provincia ribelle”, avrebbe molte possibilità di realizzarsi innescando così una crisi dalle conseguenze imprevedibili. Per questo la questione di Hong Kong è centrale. Una sorta di spartiacque in grado di fare la storia. Della Cina, dell’Asia e del mondo intero.

Quindi, se tutto quanto ho detto finora è vero, la Cina è uno stato canaglia. Imperialista, aggressivo, brutale.

Quando insieme ad altri amici fondammo, una trentina di anni fa, l’Associazione Italia-Tibet, eravamo un gruppo di persone animato da una sincera volontà di aiutare il popolo tibetano con il quale ognuno di noi era entrato, a diverso titolo, in contatto. Avevamo incontrato la cultura, la religione, l’arte tibetane e avevamo ascoltato Sua Santità il Dalai Lama affermare che questo periodo è il più drammatico della millenaria storia del Tibet. E avevamo potuto toccare con mano cosa significava essere invasi dalla Cina. Quindi, fu un moto di genuina solidarietà verso l’altro che ci spinse a fondare l’Associazione Italia-Tibet. Oggi siamo consapevoli che questo senso di solidarietà, che estendiamo anche al popolo uiguro, a quello del dissenso cinese, a quello di Hong Kong, a quello di Taiwan, al popolo mongolo, deve comprendere anche noi stessi. Infatti oggi la minaccia rappresentata dalla Cina è globale, riguarda il mondo intero. In Asia Pechino ha un contenzioso più o meno grave con quasi tutte le nazioni dell’area. Con le Filippine, con il Vietnam, con il Giappone e, ovviamente, con Taiwan di cui si ostina a non riconoscere l’indipendenza. Ma al di là dei confini asiatici, la Cina è portatrice di un disegno geopolitico teso a far divenire questo secolo, il primo del nuovo millennio, “il secolo cinese”. E con questo termine intendo la volontà di esportare nel modello un tipo di governo autoritario, quel modello capital-leninista che abita a Pechino. Lo slogan di questa manifestazione è il seguente interrogativo: “Cina, il IV Reich del nuovo Millennio?”, ebbene io rispondo affermativamente. Sì, la Cina vuole essere il IV Reich del nuovo Millennio. Così come il Terzo Reich voleva che il Novecento fosse il secolo tedesco, il secolo della Germania nazional-socialista, oggi la Cina vuole trasforma quello da poco iniziato, nel “secolo cinese”. Quindi tutti noi, tutte le coscienze libere, tutti le persone che amano la libertà, dobbiamo mobilitarci perché questo non accada. Perché le mire di Pechino vengano finalmente fermate.

Nel ringraziare tutti vorrei chiudere il mio intervento, consentitemi un briciolo di retorica, ricordando la risposta che Benjamin Franklin diede durante la sua permanenza a Parigi (1776-1785) a un giornalista che gli chiedeva se i patrioti americani sarebbero riusciti a liberarsi dalla dominazione inglese, Franklin rispose senza esitazione: “Ah, ça ira, ça ira”, “si farà, si farà”. E, badate bene, fece questa dichiarazione in un momento in cui la guerra di indipendenza americana sembrava tutta volgere a favore dell’esercito britannico. Quindi credo che questo dovrebbe essere anche il nostro grido per i prossimi mesi, per i prossimi anni, per le prossime stagioni. “ça ira, ça ira, ça ira”!

Piero Verni

Giornalista, documentarista, coordinatore progetto “L’Eredità del Tibet/The Heritage of Tibet”

15 – 2019, Hong Kong – https://www.bluewin.ch/it/attualita/estero/hong-kong-attivista-picchiato-da-poliziotti-286053.html l
16 – 2019, Hong Kong – https://www.secretchina.com/news/gb/2019/07/13/900130.html (Philip Fong/APF/Getty Images)

“La Cina e il suo DNA eliminazionista e genocidario”

Caro Presidente dell’Associazione Italia – Tibet dott. Claudio Cardelli, cari amici di tutte le popolazioni e di tutte le identità nazionali, culturali, religiose oppresse dall’orribile e genocidaria dittatura del comunismo cinese e di tutti i totalitarismi violenti, essere con Voi oggi significa essere parte di un impegno di fondamentale.

17 – Ambasciatore Giulio Terzi di Sant’Agata

L’importanza per liberare il mondo dalla incombente minaccia di un “Quarto Reich”.

É molto doloroso che molti continuino a non voler imparare nulla dalla Storia. É nostro dover lottare affinché la conoscenza di quanto sta avvenendo ed è accaduto si diffonda, si radichi nelle coscienze, nelle volontà di agire di tutti. La Repubblica Popolare di Cina sin dalla nascita ha dimostrato di possedere un DNA eliminazionista e genocidario molto simile, se non identico, al nazismo hitleriano e al Comunismo sovietico.

La Vostra terra, cari amici, il Tibet, ne è stata e continua a esserne la prima vittima.

Oltre un milione di tibetani sono stati eliminati fisicamente, uccisi dai comunisti venuti dalla Cina. Il 90 % del patrimonio artistico e architettonico tibetano, compresi circa seimila monumenti come templi, monasteri e stupa, siano stati completamente distrutti.

La Cina comunista si è appropriata delle ricchezze naturali del Tibet, ne sfrutta le risorse, distrugge le sue millenarie foreste, vi scarica i rifiuti nucleari con danni irreversibili per l’ambiente e le condizioni di vita. Il Partito Comunista Cinese ha stabilmente più di 500.000 soldati in Tibet.

Ha decimato la popolazione tibetana deportandola e sostituendola con immigrazione massiccia di cinesi di etnia Han. Ha introdotto la sterilizzazione forzata delle donne tibetane, per impedire la sopravvivenza dell’etnia stessa e sradicarne l’identità.

La popolazione rimasta è stata sottoposta a continue discriminazioni, al divieto di parlare in lingua tibetana, di vestire secondo la tradizione, e di pregare. I tibetani imprigionati nei famigerati Laogai cinesi sono migliaia, vengono torturati e condannati senza processo, per essere poi espiantati degli organi. I loro decessi sono innumerevoli, causati da terribili condizioni della prigionia testimoniate dai sopravvissuti.

Nonostante gli appelli delle comunità internazionali, le risoluzioni del Congresso degli Stati Uniti, del Parlamento Europeo, e di molti Parlamenti nazionali, fin dal 1986, che deploravano l’estrema gravità della situazione esistente in Tibet e il mancato rispetto dei diritti umani anche nella stessa Cina, il Partito Comunista ha continuato imperterrito e con l’arroganza che lo contraddistingue, a calpestare e a violentare la popolazione tibetana.

L’ignobile comportamento di parte della Comunità internazionale, specialmente dell’Europa e di Governi come quello che abbiamo attualmente in Italia, che non solo tace, ma addirittura nega la cruda verità sulla Cina Comunista e sulla enorme minaccia che ancor più la Cina Comunista di Xi Jinping rappresenta per l’umanità.

Il comportamento di alcuni Governi europei è diventato ancor più scandaloso con la persecuzione e l’annientamento che sotto la direzione del Presidente a vita Xi Jinping si sono manifestati contro l’identità e la sopravvivenza stessa del popolo Uiguro, così come contro religioni, movimenti, e correnti di opinione che mirano al progresso spirituale, sociale e alla libertà democratica del popolo cinese e di tutte le minoranze etniche e religiose.

L’utilizzo cinicamente strumentale, geopolitico e propagandistico della pandemia – in forme che ricordano molto le strategie di disinformazione di Hitler, di Goebbels, di Stalin e di Beria – ha toccato il culmine con l’aggressione di Pechino contro Hong Kong.

Hong Kong segna una netta svolta.

Il Presidente Trump conferma quanto aveva minacciato di fare: pesanti sanzioni in diversi settori, se il Governo cinese avesse totalmente soppresso a HK il principio “Un Paese, Due Sistemi”. E ciò perché Pechino viola tutti obblighi assunti con le intese del 1997, valide cinquant’anni. Intese che riguardano il pieno rispetto dello Stato di Diritto quale enunciato nella “Legge Fondamentale”, il pieno rispetto delle libertà di espressione, informazione, associazione, dei Diritti umani.

Non si tratta solo dell’autonomia e delle libertà di Hong Kong. Si tratta di Taiwan, del Mar Cinese meridionale, degli altri Paesi del Sud-Est asiatico, delle ambizioni di leadership globale della Cina comunista, tutte tessere dello stesso domino.

Hong Kong il test definitivo. Pechino ha scelto questo momento non solo perché gli ultimi mesi hanno dimostrato che sta perdendo la sua presa sul territorio, ma soprattutto perché gli avversari di Pechino appaiono in difficoltà, indeboliti economicamente e politicamente.

Le dichiarazioni su Taiwan del generale Li Zuocheng, membro della Commissione militare centrale dicono tutto: “Se la possibilità di una riunificazione pacifica sarà persa, le forze armate, con tutta la nazione compresa la popolazione di Taiwan, prenderanno tutte le misure necessarie per distruggere in modo risoluto ogni complotto o azione separatista. Non promettiamo di abbandonare l’uso della forza e ci riserviamo l’opzione di intraprendere tutti i passi necessari per stabilizzare e controllare la situazione nello Stretto di Taiwan”.

Non è una agghiacciante riedizione delle dichiarazioni che hanno preannunciato gli attacchi nazisti che hanno innescato la Seconda guerra mondiale?

Quanto sta accadendo a Hong Kong non è che l’ennesima aggressione comunista al mondo libero – perché Hong Kong è mondo libero, ancora! – può essere paragonata solo ad altre aggressioni e brutali repressioni comuniste: in Europa, al blocco di Berlino nel ’48; alle repressioni di Budapest nel ’56; di Praga nel ’68, di Danzica nell’80; in Asia; a Tienanmen nell’89. E agli orrori devastanti del Maoismo, del comunismo cambogiano, vietnamita e latino-americano.

E come rispondono alcuni Europei a questi Diktat nazicomunisti del XXI secolo? Ignorando la Storia, rispondono con una ventata di “Appeasement“, come nel 1939!

Le dichiarazioni tolleranti, amichevoli e persino conniventi con il regime comunista cinese da parte del Ministro degli Esteri della Repubblica Federale di Germania, nel grave momento che attraversa tutta la popolazione di Hong Kong, condannata a perdere ogni libertà democratica e i suoi diritti internazionalmente garantiti, suonano terribilmente oltraggiose per tutte le vittime del comunismo, in Asia, in Europa, e in ogni parte del mondo.

Lo sarebbero per chiunque le avesse pronunciate. Ma lo sono ancor più per i popoli liberi e per tutti coloro che hanno sofferto e soffrono sotto la dittatura del comunismo, se pronunciate proprio da esponenti di Governo di un grande Paese che ha potuto riunificarsi e risorgere solo dopo essere stato liberato, per ben due volte in meno di mezzo secolo, dall’orrore del nazismo prima e dell’occupazione comunista e del patto di Varsavia poi; con il determinante sostegno politico, militare, economico della comunità atlantica.

I Governi europei hanno evitato di alzare la loro voce sul divieto a Hong Kong, imposto da Pechino, di manifestare nel ricordo della strage di Piazza Tienanmen. Dobbiamo denunciare questo ennesimo silenzio. Esso non fa che incoraggiare ancor più il consolidarsi di un abietto Quarto Reich, questa volta comunista e cinese, che già estende i sui tentacoli sull’Asia e sull’Europa. Un Quarto Reich al quale il Governo italiano già sorride incoscientemente, o magari per inconfessabili motivi, essendosi inchinato a una Via Della Seta di piena e incondizionata sottomissione a Pechino.

Vorrei concludere ricordando la grande ammirazione e amicizia di Marco Pannella per Sua Santità il Dalai Lama, il sostegno costante, determinato e fiducioso che il fondatore del Partito Radicale Non Violento ha dato alla causa del Tibet. Una delle più grandi cause della sua vita. Il 4 giugno 1990, Pannella prendeva così la parola al Parlamento Europeo “Voglio dire oggi, anniversario di Tienanmen, che questa onorevole, come si dice, Assemblea ha accolto il Dalai Lama quasi nei corridoi, perché questa Assemblea si è vergognata di riceverlo come doveva…

Questa Assemblea somiglia al Consiglio; proprio quando abbiamo problemi importanti da affrontare. Dobbiamo dire in modo molto netto sia al Consiglio che alla Commissione che noi vogliamo sempre e comunque legare ogni atto di buona volontà verso la Cina a garanzie molto precise di Pechino verso il Tibet oppresso, e verso le Province di cui molti ignorano perfino il nome; in Province cinesi nelle quali non esiste alcun diritto neppure quel minimo di diritto riconosciuto perfino dai paesi che praticano l’Apartheid; in Cina lo Stato di Diritto è irriso dalla stessa ideologia comunista, e non possiamo neppure sapere se vengono sterminate migliaia di persone; quando ne veniamo a conoscenza sono ormai passati molti anni. Questa è la misura che l’Europa ha delle proprie responsabilità. Non meravigliamoci se non sapendo cogliere le occasioni che la Storia ci offre perderemo noi stessi le nostre libertà e i nostri diritti”.

Questo l’ammonimento di Marco Pannella trent’anni fa. E noi Radicali, insieme a Voi tutti, l’abbiamo inteso e raccolto.

Ambasciatore Giulio Terzi di Sant’Agata

Diplomatico, già Ministro degli Esteri Governo Monti

Intervento in collegamento

“Via della sottomissione? No grazie!”

Grazie agli organizzatori e in particolare ringrazio l’Ambasciatore Terzi che è appena intervenuto anche per l’onore che ho di lavorare quotidianamente con lui su questi temi.

Come sapete in questi ultimi mesi in cui abbiamo vissuto tutti il virus cinese, piuttosto che il virus cinese, il virus del Partito Comunista Cinese che si è scatenato nel mondo per il suo comportamento irresponsabile, il suo solito comportamento di censura interna di cui abbiamo anche potuto leggere nei documenti interni, nei discorsi interni al Partito Comunista, cioè la prima preoccupazione di questo partito era ancora la sopravvivenza del proprio regime. Non interessa troppo della vita dei sui cittadini e non gli è interessato della vita dei tanti cittadini che sono morti nel mondo per questa pandemia.

Ecco non solo hanno agito in questo modo – e, ovviamente dovremo continuare a lavorare affinché ci sia una vera inchiesta indipendente internazionale sulla vicenda del coronavirus sulla vicenda dell’intrusione cinese, nell’Oms e nelle altre internazionali. Ovviamente un’altra cosa è che la Repubblica Popolare, il Partito Comunista sta cercando in tutti i modi di spostare l’attenzione e di ostacolare.

Ma è anche stata l’occasione per finalmente far veder a molte più persone, perché ovviamente voi lo sapete e chi lo segue lo sa ma come la propaganda cinese, la Repubblica Popolare Cinese sta cercando veramente di influenzare di cambiare le opinioni nel mondo verso il suo regime con una propaganda spietata. Una propaganda spietata che ha toccato in modo particolare l’Italia con del video vergognosi non solo in cui siamo stati accusati di essere noi la fonte originale del Covid-19 ma inoltre di ringraziare il Partito Comunista Cinese per il loro prezioso aiuto.

Ecco io credo che questa linea non solo va contestato non solo dobbiamo ed esigere che il ministro degli Esteri Luigi Di Maio su questo punto risponda perché non è accettabile questo uso e abuso della popolazione italiana e io credo che in questo momento noi dobbiamo con forza, tutti noi cittadini del mondo libero, direi grazie a voi, al popolo Tibetano, al popolo Uiguro, a tutti i dissidenti cinesi, alle minoranze religiose all’interno della Cina ai cittadini di Hong , ai cittadini di Taiwan, ai tanti cittadini che da decenni stanno difendendo non solo la loro Libertà, i loro diritti ma stanno avvertendo il mondo di quello che è il regime del Partito Comunista Cinese.

E io mi ricordo i dialoghi che aveva Marco Pannella con il Dalai Lama per esempio non erano mai solo sulla causa tibetana, i dialoghi con Dolkun Isa, con Rebya Kader non erano mai solo sullo Xinjiang.

Come oggi i dialoghi con i giovani manifestanti a Hong Kong. Non si tratta solo del futuro di Hong Kong ma si tratta del futuro del nostro pianeta, si tratta dei nostri diritti e abbiamo già visto in questi ultimi mesi, abbiamo non solo assistito alla propaganda ma anche alla censura, alla censura diretta come nei documenti, nel rapporto della commissione europea che non ha avuto il coraggio di affermare quel che andava affermato, quel che stava accadendo. Che ha scelto per un eventuale accordo di commercio futuro, che ancora una volta verrà tradito, perché il Partito Comunista sempre agito così, ha scelto di censurarsi da solo. Ma lo vediamo anche qua ancora nei tanti telegiornali, sulla carta stampata, come difficile affermare questo tema e affermarlo con la verità.

Ecco io vi ringrazio veramente per il vostro coraggio per la vostra durata in questa lotta. E credo noi abbiamo tutti l’obbligo di stare con voi e di lottare anche all’interno dei nostri paesi, dei nostri parlamenti, dei nostri governi e che il vostro coraggio viene riconosciuto e che lo facciamo anche nostro. Perché appunto l’alternativa è la sottomissione che questa via della seta come abbiamo già visto in tanti altri paesi la ribellione possiamo dire comincia a crescere perché comincia cresce la consapevolezza su quel che accade e dunque ci dobbiamo unire e tutti insieme dire: “Via della sottomissione? No. Grazie!”.

Laura Harth

Rappresentante presso ONU del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale Transpartito,

Membro del Global Committee for the Rule of Law “Marco Pannella”

18 – © 2015, Roma “Marcia per il Clima” (Marilia Bellaterra per AREF International Onlus)

“Cultura e spiritualità: il Tibet pietra angolare di una nuova transnazionalità della libertà”

Sono davvero molto contento di essere qui con voi questo qui pomeriggio e ci sono tante ragioni per essere qu. La prima ragione è quella che noi dobbiamo sempre ricordarci che abbiamo tanti motivi per dire grazie al popolo tibetano e alla cultura tibetana che è una cultura che fa bene al mondo. É una cultura che ci rende tutti migliori. Che ci porta un grande contributo di spiritualità, un grande contributo di armonia, un grande contributo di rapporto con la natura e con l’ecologia.

Oggi che siamo in un tempo in cui tanti ragazzi scendono in piazza per l’ambiente questo è un punto di forza. Noi a quei ragazzi dobbiamo far conoscere una cultura che dell’equilibrio e dell’armonia con tutto il creato ha fatto uno dei punti di forza. Abbiamo tanto bisogno di questa cultura che è entrata dentro di noi, tante volte anche senza che se no conoscano le ragioni. E quindi noi, nel ringraziare, dobbiamo recuperare una conoscenza. Per questo ho voluto partire da quel titolo perché io credo che la prima questione sia questa. Noi abbiamo bisogno di un mondo che superi le Nazioni, che superi il concetto pericoloso e violento dello stato nazionale che ha preso piede nell’800 e che disegna dei Confini che sono innaturali e che violentano i popoli, dentro e fuori i loro confini. E invece dobbiamo recuperare il concetto di comunità, che è una comunità fatta di cultura, di spirito, di spiritualità e dentro le comunità del mondo noi possiamo davvero convivere e imparare a convivere.

E questo è il secondo motivo per cui io sono qui oggi. Perché voi avete voluto tenere giustamente questa manifestazione nel giorno in cui ricordiamo Tienanmen. Io mi quel giorno. Ero abbastanza piccolino, però me lo ricordo. É stato un giorno di grande sofferenza ma anche di grande emozione positiva, perché noi, nella battaglia di quei ragazzi, abbiamo visto, abbiamo riconosciuto una battaglia di libertà per tutti. E, in quel carro armato che si fermava abbiamo visto la possibilità che la violenza si fermasse di fronte alle battaglie, alle convinzioni e alle battaglie e alle convinzioni non violente. E io credo in quel sogno, perché noi di Tienanmen ricordiamo i martiri, ricordiamo le vittime, però ricordiamo anche una vittoria.

L’immagine che è rimasta nel cuore di tutti è una battaglia in cui piccolo ferma il grande e ferma il grande non con la violenza ma con forza della propria convinzione. Non si fa schiacciare, letteralmente. E questa è la battaglia dell’oggi. Se noi guardiamo alla Cina ci sembra che abbiamo di fronte il “grande”. Abbiamo di fronte una grande forza violenta – ha detto bene Giulio Terzi – una forza che dall’inizio delle sue conquiste schiaccia e cancella. Ma noi siamo convinti che i popoli del mondo, uniti, sono in grado di fermare questa grande forza violenta e che appunto questo secolo, questi anni duemila non saranno gli anni della violenza cinese. Magari saranno gli anni di un pezzo delle culture cinesi ma, insieme alle culture cinesi, ci dovranno essere le culture Tibetane, ci dovranno essere le culture degli Uiguri e ce ne dovranno essere tante altre. Cioè noi dovremo scoprire l’Oriente molto di più di quanto lo conosciamo oggi. Dovremo farci penetrare e compenetrare dall’Oriente che ha tanto da insegnare all’occidente. Oggi noi dobbiamo guardare in maniera positiva all’Oriente. E, invece, quello che rischiamo di costruire, in una maniera terribile, è un luogo, com’è la Cina di oggi, che ha fatto di sé il peggio della cultura occidentale, insieme al peggio della cultura orientale, costruendo una nuova cultura che è insieme violenta, individualista, che cancella i singoli e che però non fa tesoro delle libertà.

Allora tutte queste sono battaglie comuni e a me non spaventano i numeri. Io credo che sono battaglie che possiamo vincere, vincere convincendo, vincere facendo informazione, facendo conoscenza, facendo ragionare le persone. E davvero facendo riflettere su quello che può essere anche il futuro del nostro paese.

Io sono tutt’altro che un nazionalista, sono tutt’altro che uno che vuole alzare confini. Non voglio difendere nessuno identità italiana. Mi voglio incontrare con gli altri però non per questo mi voglio far conquistare da nessuno.

E quindi credo che quando noi tendiamo la mano alla Cina lo dobbiamo fare da pari che si guardano begli occhi. E allora la prima cosa che dici a un tuo parie, se ti guardi negli occhi, è: “Se vuoi essere mio amico, devi smetterla di fare male i miei amici”. I primi amici cui devi smettere di fare male sono i miei amici Tibetani. Ma, insieme a loro, ci sono i miei amici Uiguri e, insieme a loro, ci sono tutte le minoranze spirituali e religiose che oggi vivono in Cina, anche dentro alla maggioranza cinese”.

E l’ultima cosa che dico è quella per cui vi ringrazio di avermi dato questo cartello e di farmi l’onore di poter indossare questo cartello perché questo cartello rappresenta, nella storia, la più giovane vittima, il più giovane sequestrato per ragioni politiche nel mondo. Il Panchen Lama è stato rapito dai Cinesi nell’idea, nella logica, nella speranza un giorno di potersi impadronire della cultura tibetana, scegliendo il futuro Dalai Lama. Però il Dalai Lama che ci insegna tante cose, non solo dal punto di vista religioso ma anche dal punto di vista politico, dal punto di vista di come si conducono delle battaglie culturali, ha introdotto tante e tali riforme, tante e tali innovazioni dentro alla cultura tibetana – che va preservata proprio per non essere una cultura morta ma in cambiamento – che è riuscito a smontare la strategia cinese, volta a impossessarsi un giorno della cultura tibetana.

Ecco questo è l’esempio di una battaglia che vincerà però nel dire queste cose noi anche oggi chiediamo di sapere dov’è finito il Panchen Lama e speriamo anche di poterlo liberare perché è una delle più giovani, la più giovane vittima di una repressione politica.

Per tutte queste cose io vi dico sono con voi, sono vicino a voi, conduciamo questa battaglia insieme! Tibet Libero e grazie davvero per quello che fate, da sempre, nella storia del mondo.

Grazie!

Sen. Roberto Rampi

Senatore PD

“Corsi e ricorsi storici. La Wuhan Connection”

Oggi Piazza del Popolo a Roma è la piazza dei popoli oppressi dal regime comunista cinese. Tibetani, Uiguri, Mongoli, Falun gong … e ora se ne prendessero coscienza anche di noi italiani.

Ribadiamo non è una manifestazione contro il popolo cinese o i cinesi, essi stessi vittime ma contro il partito comunista cinese, da 60 anni al potere e contro i suoi crimini. E soprattutto una manifestazione contro i suoi complici più’ o meno consapevoli, più o meno utili idioti in Europa e nel mondo. In particolare contro il club delle élites capitaliste quello che chiamerei il partito di Davos unito, in una perversa alleanza, con il partito comunista cinese.

Rinfreschiamoci la memoria. Sembra di rivivere i libri di storia degli anni ’30. Ovviamente non tutto si ripete alla lettera ma i paralleli sono impressionanti.

Ricordiamo il funesto slogan, “Ein Volk, ein Reich, ein Fuhrer”. Bene, ora abbiamo un popolo Cinese Han, un impero, la Cina, e dal 25 dicembre 2019 un Fuhrer, il presidente Xi Jinping. Xi Jinping infatti ha ricevuto il vecchio titolo, in cinese, rénmín lingxiù, che aveva Mao Tse Tung, leader del popolo, Fuhrer appunto.

E ancora. Nella storia vi sono stati solo due premi Nobel per la pace che morirono in prigione. Carl von Ossietzky nel 1935 nella Germania nazista e Liu Xiao Bo nel 2017 nel totale silenzio delle democrazie occidentali.

In Cina, non ieri al tempo di Mao, ma oggi, davanti ai nostri occhi, ci sono almeno un milione di Uiguri rinchiusi in campi di concentramento nello Xinjiang, come nel terzo reich.

E mi rivolgo ora al nostro presidente della Repubblica Mattarella alle istituzioni italiane. Che senso ha oggi celebrare la giornata della memoria e nello stesso tempo stringere la mano insanguinata del nuovo Fuhrer, Xi Jinping come Mattarella ha fatto l’anno scorso in seguito alla sottoscrizione del memorandum per la via della seta? Stringere la mano al fuhrer cinese che gestisce i campi di concentramento per Uiguri? Dov’è la logica?

Le Liliana Segre e le Anna Frank dei nostri giorni languono in un campo di prigionia del partito comunista cinese.

Come mai non ci si rende conto di questo? Perché il regime totalitario cinese viene trattato con i guanti? E’ semplice.

Sono i guanti dell’esclusivo club delle élite globali di Davos che influenza a cascata la maggior parte dei grandi mezzi d’informazione, in Italia e all’estero. Per il partito di Davos la Cina, è la sua Shangri la, il suo paradiso, il più grande bacino di manodopera a basso costo e il più grande numero di potenziali consumatori al mondo riuniti sotto uno stesso regime. Da qui ha origine il patto perverso tra il grande capitalismo e il partito comunista cinese.

La stessa cosa avvenne al tempo del nazismo sostenuto dai banchieri di Wall Street da Ford, fino ad arrivare all’IBM che fornì perfino le macchine di calcolo per tenere il conto degli ebrei mandati in campi di concentramento. [1]

Lo stesso oggi con la Microsoft di Bill Gates che ha contribuito ai sistemi di riconoscimento facciale del regime cinese per tenere sotto controllo gli Uiguri e collabora con l’apparato militare cinese per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale. [2]

E ancora per citare altri esempi, alcuni anni fa Yahoo ha fornito gli indirizzi dei dissidenti cinesi al regime [3] e Apple che ancor oggi censura la piantina di Hong Kong sugli iPhone per aiutare il regime nel reprimere le proteste. [4]

E infine arriviamo a quello che ha colpito ora direttamente gli Italiani, il coronavirus di Wuhan, anche lui frutto di questa perversa alleanza.

L’ipotesi dell’origine dal mercato di Wuhan è stata ormai smontata e appare sempre più come un grande alibi di copertura. Uno specchio per le allodole. L’ipotesi fa acqua da tutte le parti. Molti malati iniziali non avevano mai frequentato quel mercato. Vi sono decine di migliaia di mercati di animali in Cina ma uno solo vicino a due laboratori dove si facevano pericolosi esperimenti sui coronavirus di pipistrelli.

E guarda caso proprio a Wuhan scoppia la pandemia. Un caso? Come aveva illustrato già nel 2015 il programma Leonardo di Rai 3 questi esperimenti, volti ad aumentare la pericolosità dei virus, erano stati proibiti negli Stati Uniti perché giudicati troppo pericolosi.

Allora Big Pharma, la lobby delle grandi industrie farmaceutiche legate a Bill Gates e Anthony Fauci a capo dell’istituto americano per le malattie infettive pensarono, dove fare questi esperimenti pericolosi e proibiti?

Ma certo in Cina. Tanto lì si può sperimentare qualsiasi cosa senza riguardo per l’ambiente o i diritti umani, ogni esperimento è possibile. Il paradiso del potere della tecnica sull’uomo.

Ed ecco i finanziamenti ai laboratori di Wuhan [5] da dove, e questa è l’ipotesi più plausibile, ha avuto origine la pandemia. Dove, intenzionalmente o non intenzionalmente, è scoppiata una Chernobyl biologica. Forse anche un virus manipolato, come dice con assoluta convinzione il premio Nobel Luc Montagnier e un recente studio anglo/norvegese. [6] Una catastrofe poi su cui per settimane e mesi hanno operato la repressione e la censura del regime minacciando, arrestando facendo sparire medici, giornalisti, professori.

Non è una calamità naturale, come un ciclone o un terremoto, ma una catastrofe che dobbiamo alla complicità tra i due partiti. Il partito comunista cinese e il partito di Davos, Big Pharma, la lobby farmaceutica, con la complicità del Oms, infiltrato e al soldo di entrambi. Fatto confermato anche l’altro ieri dall’Associated Press che ha avuto accesso alla corrispondenza interna all’Oms. [7] Questo patto tra partito di Davos e partito comunista cinese è la mostruosa chimera che sta attanagliando il mondo e l’Italia. Un’alleanza perversa. Come diceva Lenin “I capitalisti sono così’ accecati dalla sete del profitto che ci venderanno anche la corda per impiccarli”.

Per questo chiediamo a gran voce al governo italiano di uscire da quel funesto accordo politico del 2019, il Memorandum per la via della seta rivelatasi poi in realtà solo la via del virus, tanto promosso dal ministro degli esteri di Maio grande amico del regime cinese.

Il memorandum è un vero e proprio cavallo di Troia dell’imperialismo cinese.

Non vorremmo finire impiccati, strangolati come lo Sri Lanka o la Grecia che hanno perso il controllo sui loro porti.

O ancora peggio come i Tibetani o gli Uiguri.

Lo chiediamo per salvare la libertà futura dell’Italia e dei nostri figli e soprattutto per rispetto delle trentacinque mila vittime italiane del virus di Wuhan.

Manfred Manera

Giornalista

“Libertà religiosa… quale? Falun Gong, buddhisti e cattolici”

Grazie a tutti di, essere stati pazienti fino a quest’ora per ricordare un evento tragico di 31 anni fa, lo abbiamo ricordato più volte, dove almeno 10.000 persone sono state schiacciate sotto i cingoli dei carri armati semplicemente perché chiedevano un poco più di democrazia, un poco più di libertà, un poco più di rispetto dei diritti umani.

In questo momento, è già stato detto, ho ricevuto delle fotografie poco fa da brivido Hong Kong, sfidando il divieto della polizia, ha lo stesso celebrato l’anniversario di Tienanmen con coraggio, con voglia di libertà, con voglia di democrazia.

C’è un legame forte tra quanto successe 31 anni fa in piazza Tienanmen e quanto sta succedendo oggi in Cina. E quanto è successo, per 31 anni, da allora in Cina.

Il Partito Comunista cinese di allora, per calcoli propri, documentati negli studi di alcuni accademici occidentali, si convinse, andando direttamente a studiare le piazze dell’Europa Centrale e dell’Europa orientale, che le chiese, i gruppi religiosi, i movimenti religiosi fossero dietro la preparazione del crollo del comunismo.

Il Partito Comunista di allora si convinse che le forze religiose, i gruppi, le chiese fossero in qualche maniera dietro il crollo, il tentativo di costruire il crollo del Comunismo. E quindi riferì alla nomenclatura a Pechino che se non si voleva imboccare la strada che i regimi comunisti dell’Europa orientale e centrale stavano seguendo e che avrebbero, in novembre, portato alla fine di quel mondo, si doveva intervenire immediatamente.

E così fu. Nella notte fra il 3 e il 4 di giugno, come tutti perfettamente sappiamo.

Quella mentalità però non è finita. La classe politica comunista cinese che da allora ha governato la Cina è cresciuta, è stata allevata, esistono scuole di partito che allevano i futuri dirigenti nell’idea che le religioni, i gruppi religiosi, i gruppi identitari, le lingue diverse da quella con cui parla il partito siano dei nemici.

Xi-Jinping che si è fatto eternare con il proprio pensiero nella costituzione cinese e che si è fatto nominare fuhrer, come è stato detto brillantemente, della Cina a vita, è l’emblema rotondo di questa classe politica cresciuta nell’idea che le religioni siano un nemico. E quindi ogni e qualunque atto contro i gruppi religiosi, le chiese, le minoranze etniche e spirituali è ritenuto lecito in spregio a qualunque principio di democrazia, di libertà e di rispetto dei diritti umani.

Xi Jingping ha riportato in auge il modo maoista di intervenire contro le religioni. Il primo di Febbraio del 2018 è stata varata la legge più restrittiva contro i gruppi e i movimenti religiosi che vengono perseguitati, massacrati, torturati, uccisi quotidianamente in tantissime regioni della Cina.

Sono stati ricordati gli Uiguri dello Xinjiang. Ma non solo nello Xinjiang vengono colpiti gli Uiguri ma tutte le minoranze di origine turcofona che hanno soltanto la colpa di essere credenti in un Dio, se permettete diversissimo dal mio. Ma che cosa costa? Lo chiamano in una maniera diversa, lo adorano in una maniera diversa. E’ questo forse un crimine? Per il partito neo post comunista cinese sì ed è intollerabile.

Le cifre e le statistiche più conservative nei documenti ufficiali, pur coraggiosi, parlano di un milione di persone detenute nei Campi dello Xinjiang. La realtà dice che forse la cifra è da triplicare. Lo studioso Adrian Zenz, austriaco e tedesco, studioso indipendente che ha usato documentare con foto satellitari gli almeno 1.200 Campi attivi oggi, adesso, in questo momento nello dello Xinjiang è stato accusato di essere al soldo di potenze straniere, della CIA di essere un complottista di destra e quant’altro. Tutte fandonie.

Il Falun Gong, viene una così detta minoranza religiosa, milioni di persone, viene perseguitata continuamente da decenni ed è la materia prima per l’espianto forzato di organi per alimentare il mercato nero dei trapianti.

La Chiesa di Dio onnipotente che, in questo momento, siccome pochi la conoscono all’estero, può esser tranquillamente, disinvoltamente massacrata a centinaia di persone alla volta, arrestata, vessata, spogliata di ogni bene, di ogni avere, semplicemente perché credente, semplicemente perché non connessa a nessun grosso nuovo movimento o vecchio movimento religioso all’estero. E quindi la si può massacrare tranquillamente.

Addirittura le chiese cosiddette di Stato, controllate dal regime. Esistono cinque associazioni messe in piedi dal regime per controllare i musulmani, i buddisti, i taoisti, i cattolici e i protestanti anche queste chiese che pur obbediscono in qualche maniera e sono infiltrate dal regime, non vengono tollerate dal nuovo fuhrer Xi-Jinping.

Io non voglio essere complice di un nuovo patto di Monaco insieme a voi non lo voglio essere e quindi … non arrendiamoci. Mai!

Marco Respinti

Giornalista, Direttore responsabile della Rivista

“Bitter Winter: a magazine on Religious Liberty and Human Rights in China”

19 – La “trasformazione attraverso l’educazione”… (Bitter Winter)

“La pandemia cinese tra virus e propaganda mendace

Il mio contributo, preceduto da altri che già hanno toccato questo tema, riguarda la responsabilità che da più parti viene attribuita alla Cina per le interferenze esercitate nel ritardare la comunicazione delle informazioni necessarie ad attivare un sistema di allerta sui primi segnali che si sono manifestati a Wuhan e circa le inadeguatezze, se non di dolo intenzionale, di cui la World Health Organisation nel non aver preso le misure adeguate che ne rendesse possibile il contenimento.

Delle tante notizie apparse su Internet e canali TV oltre che su articoli scientifici e di organi di stampa di grande tiratura in tutto il mondo e che anticipano notizie che solo un arco di tempo più lungo potrà consegnare a una più attenta analisi storica, ho tratto alcune sintesi che mi sono sembrate più affidabili e che riporterò di seguito con rimando alle rispettive fonti.

Un articolo che riporta l’intervista di Franco Londei in data 13 aprile 2020 a due esperti canadesi di Diritti Umani, Irwin Cotler e Judit Abitan dal titolo: Cronologia di una pandemia criminale. Le responsabilità del regime cinese. “Importanti studi dimostrano come il regime criminale cinese ha perso 40 giorni per nascondere l’epidemia di COVID-19, un tempo che è servito all’epidemia per diventare pandemia. Sarebbero bastate tre settimane per ridurre del 95% la pandemia[8] riportando nei particolari l’intera cronologia delle interferenze di Xi Jinping partendo da uno studio della University of Southampton. Vi si legge, stralciando alcuni passaggi significativi, che:

  • la prima a scoprire il COVID-19 fu la dottoressa Ai Fen, direttrice del dipartimento di emergenza presso l’Ospedale Centrale di Wuhan, la quale ne denunciò la scoperta e la diffusione da uomo a uomo verso la fine di dicembre 2019,-salvo poi essere scomparsa nel nulla, probabilmente incarcerata o fatta fuori dal criminale regime cinese;
  • il 1° gennaio del 2020 è la volta del dott. Li Wenliang il quale denuncia che diversi uomini sono stati contagiati dal COVID-19 ma viene subito “convocato” dalle autorità cinesi e accusato di diffondere notizie false e di generare allarme. L’oculista, poi morto proprio a causa del coronavirus, venne in un primo momento costretto a ritrattare la sua tesi dalle autorità cinesi, intente a non diffondere il panico;
  • nel frattempo la Commissione Sanitaria Municipale di Wuhan continua ad affermare che non c’era nessuna prova che il COVID-19 si potesse trasmettere da uomo a uomo;
  • il 14 gennaio 2020, l’OMS ha confermato e quindi rafforzato la posizione della Cina e il 22 gennaio 2020 il direttore generale, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha addirittura elogiato la gestione dell’epidemia da parte del PCC e del ministro cinese della Salute per la sua collaborazione, oltre che il presidente Xi e il premier Li per la loro leadership e per il loro “inestimabile intervento”;
  • il 23 gennaio 2020 le autorità cinesi annunciano i loro primi passi per mettere in quarantena Wuhan. A quel punto era troppo tardi. Milioni di persone avevano già visitato Wuhan e se ne erano andati durante il capodanno cinese e un numero significativo di cittadini cinesi aveva viaggiato all’estero come vettori asintomatici del COVID-19;
  • quaranta giorni di silenzio e repressione delle informazioni sul COVID-19 da parte del criminale regime cinese sono costati all’Italia, epicentro della pandemia europea, un bilancio delle vittime del 12%, più del doppio di quello cinese, seguito dalla Spagna con un tasso di mortalità del 9% per poi passare a New York e all’intera America;
  • scrivono Irwin Cotler e Judit Abitan: “mentre le infezioni globali continuano a salire senza sosta verso l’alto, la Cina – ironicamente – è ora considerata più sicura della maggior parte dei paesi colpiti dalla pandemia”.

Se tali addebiti venissero confermati, tesi che da più parti emerge ormai inconfutabile, si configurerebbe un reato di crimini contro l’umanità – stando ai due esperti di Diritti Umani canadesi – commessi dal regime cinese con la complicità del direttore generale della WHO, Tedros Adhanom Ghebreyesus che, nonostante la raccolta di un milione di adesioni alla petizione che ne chiede le dimissioni, non ha ancora accettato di dimettersi dal suo ruolo inducendo, come è noto, la presa di distanza dagli USA nel confermare il sostegno a una Organizzazione mondiale che, anziché tutelare la salute del pianeta, si è dimostrata complice nel diffondere notizie manchevoli e fuorvianti.

Stando inoltre a recenti dati in tema di cronologia, emerge che l’origine della pandemia sarebbe ancora antecedente al dicembre 2019. Da uno studio pubblicato dalla Harvard Medical School della Boston University of Public Health “il coronavirus circolava in Cina già in estate”.

Al di là di facili accuse di “complottismo”, va rilevato che anche quotidiani di grande tiratura hanno messo in forte evidenza il sospetto di gravi responsabilità del Partito Comunista Cinese (PCC) nel manipolare le informazioni sulle prime fase della pandemia.

Dal reportage su “La Repubblica” del 15.05.2020 dal titolo: “I segreti di Wuhan e quei 65 giorni che hanno cambiato la storia del mondo” che riassume il diffondersi della pandemia tra il 17 novembre del 2019 e il 20 gennaio del 2020 [9] viene ovviamente da chiedersi come mai la agenzia con la maggiore competenza a livello mondiale su temi di questo tipo possa aver mancato così clamorosamente ai propri compiti istituzionali.

In realtà, come emerge da un articolo su “La Repubblica “del 03.06.2020 dal titolo “I documenti dell’OMS che accusano la Cina “nascose i dati sul virus”, Arturo Zampaglione riporta come “I dirigenti di Ginevra chiedevano chiarimenti con urgenza sin dall’inizio di gennaio, ma Pechino taceva. I vertici dell’Oms, l’organizzazione delle Nazioni Unite per la salute, insistevano: vogliamo i dati sul Covid-19, fateci avere al più presto il genoma”.

Dalla Cina, però, arrivavano solo risposte vaghe, per giunta sempre alla scadenza delle 48 ore imposte dalle regole: come se si cercasse di nascondere la pericolosità del virus. Tutto questo emerge da una inchiesta della agenzia Ap che, sulla base di registrazioni di incontri riservati all’Oms e di documenti top-secret, mette a nudo le responsabilità cinesi nel tentativo di insabbiamento e al tempo stesso la malafede della Casa Bianca nell’attribuire ogni colpa all’Oms. L’articolo conclude asserendo che: “Non c’è dubbio che Pechino abbia agito in cattiva fede: non solo per i ritardi nel comunicare l’evoluzione della epidemia, ma soprattutto per la questione del genoma, cioè della mappa genetica del virus. Il coronavirus di Wuhan fu “mappato” una prima volta il 27 dicembre 2019 da Vision Medicals, un centro privato cinese, e poi ancora da altri laboratori privati o pubblici, come il centro statale per le malattie infettive. Ma nulla trapelò: tant’è vero che il 5 gennaio 2020, dopo la dichiarazione assolutoria del celebre virologo cinese Zhang Yongshen, l’Oms dichiarò che non c’erano rischi di una trasmissione uomo-uomo e quindi di misure restrittive per i viaggiatori”.

Dal momento in cui il virus venne decodificato per la prima volta, il 2 gennaio, al momento in cui l’Oms dichiarò quella del coronavirus una emergenza mondiale, il 30 gennaio, l’epidemia era già cresciuta di 100-200 volte, secondo quanto dimostrato dai dati del Chinese center for Disease control. (Qui l’articolo completo I documenti segreti dell’Oms: “La Cina ha nascosto i dati” Dal Corriere della sera del 11.06.20 di Davide Casati e Alessandra Muglia).

Ancor più grave il fatto che le indicazioni date dalla OMS WHO si siano dimostrate sostanzialmente inadeguate come sembra esserlo il “modello Lombardia” e quello delle altre nazioni che alla stessa si sono ispirate con l’eccezione di Taiwan e Corea del Sud che da queste indicazioni si sono discostate, come anche il Veneto grazie alle scelte del virologo Andrea Crisanti.

Come riportato da un’intervista al cardinale Charles Bo, arcivescovo di Yangon in Myanmar si afferma: “Il regime del Partito Comunista Cinese è il primo responsabile della pandemia da coronavirus”. “Ciò che ha fatto e ciò che non ha fatto sta producendo danni alle vite in tutto il mondo” e “il popolo cinese è la prima vittima” del virus, come è anche “prima vittima di questo regime repressivo”.

Il porporato non solo chiede al regime di chiedere scusa, ma di pagare i danni per le distruzioni causate e poi svolge un esame sulla “criminale negligenza e repressione” del regime comunista cinese, che “opprime la libertà religiosa, distrugge migliaia di chiese, rinchiude in campi di lavoro forzato i musulmani, pratica espianto di organi dai prigionieri di coscienza, sopprime le libertà di avvocati, dissidenti, intellettuali rappresentando una minaccia per il mondo intero”.

Per ulteriori approfondimenti sulla complessa vicenda e per consultazione documenti aggiuntivi si invita alla lettura dall’articolo presente su “La Torre e l’Arca”: “La verità vi farà liberi” (Giovanni 8,32). In tema di pandemia cinese tra Corona virus e propaganda [10].

Riccardo Zerbetto

Già consulente del Ministero della Salute su psichiatria e tossicodipendenze

past President della European Association for Psychotherapy

Appendice 1 – INNO NAZIONALE TIBETANO

La fonte della ricchezza temporale e spirituale di gioia e benefici illimitati

Il gioiello che soddisfa i desideri dell’Insegnamento del Buddha, emana luce radiosa

Il protettore della Dottrina e di tutti gli esseri senzienti

Con le sue azioni estende la sua influenza come un oceano

Con la sua eterna natura di Vajra

La sua compassione e amorevole cura si estendono agli esseri ovunque

Possa il regno celeste di Gawa Gyaden raggiungere le vette della gloria.

E aumentare la sua quadruplice influenza e prosperità

Possa un’età d’oro di gioia e felicità diffondersi ancora una volta nelle contrade del Tibet

E possa il suo splendore temporale e spirituale sorgere di nuovo.

Possa l’Insegnamento del Buddha diffondersi in tutte e dieci le direzioni

e condurre tutti gli esseri nell’universo verso la gloriosa pace.

Possa il sole della fede e del popolo tibetano spargere innumerevoli raggi di luce propizia e trionfare sempre sulle tenebre.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

20 – L’inno tibetano nel corso della manifestazione

 

 

 

བོད་རྒྱལ་ཁབ་ཆེན་པོའི་རྒྱལ་གླུ།

སྲིད་ཞིའི་ཕན་བདེའི་འདོད་རྒུ་འབྱུང་བའི་གཏེར།

ཐུབ་བསྟན་བསམ་འཕེལ་ནོར་བུའི་འོད་སྣང་འབར།

བསྟན་འགྲོའི་ནོར་འཛིན་རྒྱ་ཆེར་སྐྱོང་བའི་མགོན།

འཕྲིན་ལས་ཀྱི་རོལ་མཚོ་རྒྱས།

རྡོ་རྗེའི་ཁམས་སུ་བརྟན་པས་ཕྱོགས་ཀུན་བྱམས་བརྩེས་སྐྱོང།

གནམ་བསྐོས་དགའ་བ་བརྒྱ་ལྡན་དབུ་འཕང་དགུང་ལ་རེག

ཕུན་ཚོགས་སྡེ་བཞིའི་མངའ་ཐང་རྒྱས།

བོད་ལྗོངས་ཆོལ་ཁ་གསུམ་གྱི་ཁྱོན་

ལ་བདེ་སྐྱིད་རྫོགས་ལྡན་གསར་པས་ཁྱབ།

ཆོས་སྲིད་ཀྱི་དཔལ་ཡོན་དར།

ཐུབ་བསྟན་ཕྱོགས་བཅུར་རྒྱས་པས་འཛམ་གླིང་ཡངས་པའི་ སྐྱེ་རྒུ་ཞི་བདེའི་དཔལ་ལ་སྦྱོར།

བོད་ལྗོངས་བསྟན་འགྲོའི་དགེ་མཚན་ཉི་འོད་ཀྱིས།

བཀྲ་ཤིས་འོད་སྣང་འབུམ་དུ་འཕྲོ་བའི་གཟིས།

ནག་ཕྱོགས་མུན་པའི་གཡུལ་ལས་རྒྱལ་གྱུར་ཅིག།

 

Bod Rgyal Khab Chen Po’i Rgyal Glu[11]

Si Zhi Phen De Dö Gu Jungwae Ter

Thubten Samphel Norbue Onang Bar.

Tendroe Nordzin Gyache Kyongwae Gön,

Trinley Kyi Rol Tsö Gye,

Dorje Khamsu Ten Pey,

Chogkün Jham Tse Kyong,

Namkö Gawa Gya Den,

ü-Phang Gung La Regh

Phutsong Dezhii Nga-Thang Gye

Bhod Jong Chul Kha, Sum Gyi Khyön La

Dekyi Dzogden Sarpéè Khyap.

Chösi Kyi Pel Yon Dhar

Thubten Chog Chur Gyepe

Dzamling Yangpae Kyegu

Zhidae Pel La Jör.

Bhöd Jong Tendrö Getzen Nyi-ö-Kyi

Trashi O-Nang Bumdutrowae Zi,

Nag Chog Munpae Yul Ley,

Gyal Gyur Chig.

Geshe, Monaci e laici Tibetani

Istituto Samantabhadra, Ass. Tso Pema non profit e residenti in Italia

Appendice 2 – PREGHIERA – PAROLE DI VERITÀ

Una preghiera composta da Sua Santità Tenzin Ghiatzo XIV° Dalai Lama del Tibet.

Per onorare e invocare la Grande Compassione dei Tre Gioielli: il Buddha, gli Insegnamenti e la Comunità Spirituale[12]

O Buddha, Bodhisattva e discepoli del passato, del presente e del futuro,

che possedete infinite qualità positive, come la vastità dell’oceano,

voi che amate ogni essere come un vostro unico figlio,

vi prego ascoltate il mio sincero lamento, colmo di angoscia!

I perfetti insegnamenti di Buddha

estinguono i dolori dell’esistenza mondana e della pace personale.

Possano prosperare, diffondendo gioia e benessere in tutto il mondo.

O detentori del Dharma: studiosi e praticanti realizzati,

possa prevalere la vostra pratica delle dieci azioni positive.

Gli umili esseri senzienti che soffrono tormenti senza fine,

totalmente oppressi dalle azioni e dai pensieri negativi, che sembrano interminabili,

possano pacificare le loro paure: guerra, carestia e malattie

così da respirare un’aria salubre di pace e di gioia.

E in particolare, voi, popolo devoto della Terra delle nevi,

sterminato senza pietà in vari modi dalle orde dei barbari delle oscurità,

fate sorgere con gentilezza il potere della vostra compassione,

per estinguere rapidamente lo scorrere del sangue e delle lacrime.

Questi esseri di una crudeltà incessante,

oggetti di compassione, resi pazzi dai mali delle illusioni,

con vandalismo distruggono se stessi e anche gli altri.

Possano ottenere l’occhio della saggezza,

in modo che sappiano ciò che si deve fare e ciò che non si deve fare,

dimorando nella gloria dell’amicizia e dell’amore disinteressato.

Possa questo sincero desiderio di Libertà per il Tibet,

attesa da così lungo tempo, essere spontaneamente esaudito.

Vi prego concedeteci presto la buona sorte di godere

della felice celebrazione del governo spirituale e temporale.

O protettore Cenresig, ti prego veglia su coloro che hanno patito

migliaia di sofferenze così terribili, sacrificando le loro vite e tutti i loro beni,

per il bene degli insegnamenti, dei praticanti, del popolo e della nazione.

Il protettore Cenresig pregò davanti ai Buddha e ai Bodhisattva

di poter essere il patrono della terra delle nevi, abbracciandola con il suo amore.

Per il benefico potere di queste preghiere,

possano ora rapidamente manifestarsi buoni risultati.

Per la profonda interdipendenza della vacuità e dei fenomeni relativi,

con la compassione dei tre Gioielli e delle loro parole di verità,

e per mezzo della infallibile legge di causa ed effetto,

possa questa preghiera non incontrare ostacoli ed essere rapidamente esaudita

Ven. Massimo Stordi (ILTK), Geshe, Monaci e laici Tibetani

Istituto Samantabhadra, Ass. Tso Pema non profit e residenti in Italia

21 – La preghiera “Parole di Verità” nel corso della manifestazione

IL NOSTRO TEAM

INDICE

PRESENTAZIONE – Claudio Cardelli 2

PREMESSA.. 4

COMUNICATO STAMPA.. 5

COMITATO ORGANIZZATORE. 6

PROMOTORI 6

ORGANIZZAZIONI ADERENTI 6

“35 Maggio 1989. Dopo 31 anni, cosa è cambiato?” – Marilia Bellaterra 7

“Il riconoscimento della regione Autonoma del Tibet. L’atteggiamento repressivo della Repubblica Popolare Cinese: un problema per tutti” – On Matteo Luigi Bianchi 10

“Le 153 Torce umane e la “pacifica liberazione” del Tibet” – Claudio Cardelli 13

“Ecosistema in Tibet e Diritti umani nel mondo” – On. Antonella Incerti 14

“Testimonianza dal Tibet” – Marisa Burns 16

“Rendere la Cina responsabile delle proprie azioni” – Tashi Yanchen. 18

“Tashi Delek” – Tseten Longhini 19

“Messaggio da Ginevra” – Mr. Chhimey Rigzen. 20

“Messaggio da Monaco” – Mr. Dolkun Isa 22

“Messaggio da Washington” – Mrs. Rushan Abbas 23

“Messaggio da Hong Kong” – Prof. Joseph Cheng. 24

“Hong Kong. Che significa per il mondo” – Piero Verni 26

“La Cina e il suo DNA eliminazionista e genocidario” – Ambasciatore Giulio Terzi di Sant’Agata. 29

“Via della sottomissione? No grazie!” – Laura Harth. 32

“Cultura e spiritualità: il Tibet pietra angolare di una nuova transnazionalità della libertà” – Sen. Roberto Rampi  34

“Corsi e ricorsi storici. La Wuhan Connection” – Manfred Manera 36

“Libertà religiosa… quale? Falun Gong, buddhisti e cattolici” – Marco Respinti 39

“La pandemia cinese tra virus e propaganda mendace – Riccardo Zerbetto. 41

Appendice 1 – INNO NAZIONALE TIBETANO – Geshe, Monaci e laici Tibetani 44

Appendice 2 – PREGHIERA – PAROLE DI VERITÀ – Ven. Massimo Stordi (ILTK), Geshe, Monaci e laici Tibetani 46

IL NOSTRO TEAM.. 48

[1] https://www.theguardian.com/world/2002/mar/29/humanities.highereducation

[2] https://www.forbes.com/sites/zakdoffman/2019/03/15/microsoft-denies-new-links-to-chinas-surveillance-state-but-its-complicated/#60789f703061https://www.ft.com/content/9378e7ee-5ae6-11e9-9dde-7aedca0a081a

[3] https://www.theguardian.com/technology/2007/nov/14/news.yahoo

[4]  https://www.ft.com/content/c8a845d0-eb15-11e9-a240-3b065ef5fc55

[5] https://www.newsweek.com/dr-fauci-backed-controversial-wuhan-lab-millions-us-dollars-risky-coronavirus-research-1500741

[6] https://asianews.press/2020/06/12/coronavirus-is-lab-made-in-china-norwegian-virologist-claims/

[7] https://apnews.com/3c061794970661042b18d5aeaaed9fae

[8] https://www.rightsreporter.org/cronologia-di-una-pandemia-criminale-le-responsabilita-del-regime-cinese

[9] https://rep.repubblica.it/pwa/longform/2020/05/15/news/coronavirus_i_segreti_di_wuhan_e_quei_65_giorni_che_hanno_cambiato_il_mondo-256724879)

[10] https://latorreelarca.wordpress.com/2020/06/23/la-verita-vi-fara-liberigiovanni-832-in-tema-di-pandemia-cinese-tra-corona-virus-e-propaganda-di-riccardo-zerbetto/

[11] L’inno nazionale del Tibet – detto “Gyal-Lu” in tibetano – è stato composto da Trijang Rinpochè allora tutore di S.S. il Dalai Lama, al tempo della fuga in India dopo l’invasione Cinese.

[12] traduzione dal tibetano all’italiano ad opera della Ven. Lobsang Kunsang. Traduzione fatta in seguito alla richiesta da parte della Comunità Tibetana a partecipare alla raccolta di recitazioni e preghiere a sostegno della lunga vita di S.S. il Dalla Lama, in seguito al 12° anno del settimo ciclo degli anni ritenuti infausti per la Sua vita (in attesa di revisione definitiva).

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